Musicosophia, la meditazione musicale

Imparando ad ascoltare la musica “con la mente e con il corpo” si possono cogliere preziosi particolari dell’architettura del brano musicale e del messaggio che il compositore ha espresso in musica.

Musicosophia, parola che affascina e intimorisce al tempo stesso,
ma di che cosa si tratta esattamente? Superficialmente potremmo
dire che è un metodo di ascolto per capire la musica, per
conoscere i grandi compositori, Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, per
fare interamente nostro il messaggio spirituale delle loro
opere.

L’ascoltatore viene avviato a un percorso di conoscenza e
spiritualità, svelando la segreta architettura delle
composizioni dei grandi maestri anche a chi non ha molta confidenza
con le sette note. Per scoprire la saggezza nascosta nei suoni,
l’ascolto deve superare quella percezione globale e diffusa in cui
prevale la sensazione puramente sentimentale della musica. Essa ha
un messaggio più importante da comunicare.

L’obiettivo è quello di cogliere la struttura di un brano,
carpirne l’essenza attraverso un ascolto concentrato, ripetuto. Le
strutture della musica cominciano allora ad apparire più
chiare e si instaura un rapporto di percezione interiore tra musica
e ascoltatore, tra compositore e ascoltatore. Non occorrono studi
accademici poiché è la musica stessa che introduce
negli arcani del suo linguaggio.

Un ascoltatore che non sa distinguere una chiave di fa da quella di
sol o tra maggiore e minore, non è per questo costretto a
sostenere la lotta contro le barriere create dall’istruzione
musicale in quanto possiede già la chiave della comprensione
spirituale, grazie appunto a questa sua “ingenuità” che un
professionista deve invece riacquistare.

L’uso di lettere, numeri, linee e figure sono il migliore strumento
per la ricerca di un sistema di notazione libero e personale. Una
volta scoperta l’architettura di un brano nella prima fase della
meditazione musicale che si potrebbe definire analisi lucida, non
resta che cogliere le risposte che il corpo dà. I movimenti
e i gesti che rendono visibili le linee melodiche, costituiscono il
fenomeno che George Balan, musicologo e fondatore di Musicosophia
chiama meloritmia.

Essa diventa meditazione musicale totale, vissuta con tutto il
corpo. E’ quest’ultimo che rivela, attraverso i suoi movimenti
semplici e a volte solenni, il senso nascosto della musica. Viene
così costruita un’immagine corporea delle forze che agiscono
nel più profondo della musica, come un’architettura in
movimento. Le melodie vissute nella meditazione e incise nel corpo
e nella mente, diventano col tempo amici interiori che aiutano a
scoprire perchè la musica è connaturata in noi,
così come respiriamo e pensiamo.

Maurizio Torretti

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