MING: musicoterapia dal paese dei fiordi

Dalla Svezia arriva MING: un nuovissimo approccio all’educazione musicale e alla musicoterapia che non solo coinvolge attivamente sin dall’inizio i partecipanti, ma rafforza la loro autoimmagine e il senso di compatercipazione con gli altri.

Ming è un acronimo che in svedese sta per Introduzione alla Musica per Principianti in Gruppo (Musik Introduktion för Nybörjare i Grupp). È un metodo pedagogico di insegnamento musicale ideato da Sten Bunne, (musicoterapeuta e insegnante di musica) insieme a Per Egon Janols, docente di musica all’Istituto universitario di Dalarna (Svezia centrale).

Il MING è un metodo di approccio spontaneo, diretto ed attivo alla musica per principianti che vogliano scoprire il mondo musicale senza avere una conoscenza musicale di base. Per principianti vanno intesi bambini dai 3 a 12 anni, adulti e anziani che siano interessati alla musica ma che non abbiano alcuna esperienza musicale alle spalle. È usato anche come musicoterapia con bambini ed adulti con speciali bisogni, quali possono essere handicap fisici o psichici.

Il concetto base del MING è che tutti possono provare la gioia di fare musica indipendentemente dal fatto di essere musicisti o meno, e possono iniziare a suonare dopo solo alcuni minuti, grazie all’utilizzo di mezzi e strumenti semplici che garantiscono il successo del principiante. È quindi la gioia della riuscita che spinge e sollecita il principiante alla curiosità di continuare su di una strada di poco più complessa. Il messaggio pedagogico quindi si basa sull’ esperienza positiva, sulla gioia della riuscita, sul raggiungimento di un grande risultato mediante un piccolo lavoro. La musica si spoglia dell’aurea ansiosa della prestazione e diventa alla portata di tutti.

In questo nuovo metodo si riconoscono aspetti psico-sociali: si sviluppa la coscienza di essere parte di un gruppo, la collaborazione tra i partecipanti, tra i due sessi, si combatte l’emarginazione o il mobbing, si esercita la concentrazione, la lettura, la comprensione della teoria come chiave di lettura di simboli.

Il MING comprende tutte le parti della musica che vengono intrecciate insieme. Si comincia con il mondo dei suoni per arrivare a quello dei toni musicali. È un cammino che vede il principiante (p.e. un bambino di 3 anni) prendere coscienza di essere “musicante”. Il cammino e la crescita nella musica vede il bambino (o il principiante in genere) riconoscersi nel gruppo come parte di una orchestra. Prende forma e si sviluppa spontaneamente la voglia di collaborare con gli altri nel gruppo, si sente (sviluppa) la responsabilità di riuscire nel proprio compito per il risultato generale (dell’intero gruppo) finale. Questo è l’aspetto sociale del MING: l’identificazione di se stessi come parte attiva di un gruppo. Infatti, solo collaborando con gli altri la riuscita è garantita. Questo è un concetto basilare che…

Questo è un concetto basilare che viene utilizzato dal musicoterapeuta per superare (risolvere) conflitti tra partecipanti, situazioni di mobbing o per sviluppare una maggiore integrazione tra bambini dei due sessi. Tutto questo grazie anche al fatto che molti strumenti MING sono pensati come strumenti da affidare a due persone.

Nel metodo MING si riconoscono cinque attività, due parametri e tre livelli, per questo si dice spesso che i numeri magici nel MING sono 5-2-3. Le cinque attività comprendono: l’ ascolto, il canto, il movimento, l’esecuzione e la teoria musicale. I due parametri sono: la sorgente sonora e l’organizzazione dei suoni. I tre livelli comprendono: i suoni, il tempo e il ritmo, i suoni (toni) musicali

Nel processo pedagogico si parte dal suono come ricerca del mondo sonoro. Per questo il musicoterapeuta ha con sé una scatola “magica” piena di effetti sonori che i partecipanti, attraverso giochi, racconti o canzoni possono scegliere e sperimentare liberamente. Attraverso racconti sonori e canzoni si prende coscienza del colore e della dinamica musicale. Si comincia a capire che la musica è un alternanza di suoni, facendo/emettendo rumori o suoni ad un determinato punto del racconto o della canzone. Questo implica concentrazione su ciò che fanno gli altri nel gruppo, si educa ad aspettare il proprio turno e ad ascoltare gli altri.

Il secondo livello è quello di definire il gruppo attraverso una comune base ritmica. L’educazione del gruppo a un unico tempo scandito tutti insieme avviene di nuovo attraverso canzoni e giochi, facendo uso di movimenti o semplici danze e soprattuto mediante l’utilizzo di numerosi tamburi, uno per partecipante, se possibile. Importante ingrediente pedagogico è l’automatizzazione: il gruppo avrà raggiunto un più alto livello di maturità quando per esempio, riuscirà a suonare e cantare contemporaneamente.

Più avanti si definisce il ritmo, una forma figurata del tempo, ma il passaggio avviene sempre senza stress e senza l’angoscia del dover riuscire, tipica nell’educazione musicale tradizionale: il bambino, o comunque sia, il partecipante, deve sempre sentirsi motivato a procedere dalla gioia della riuscita.

Dal mondo dei suoni si passa gradualmente al mondo dei suoni musicali. La partitura viene semplificata: i suoni musicali, come gli accordi prendono colore. Nel MING si ha un codice a colore per i tutti i suoni cromatici della scala musicale. Le note, i toni musicali vengono indicati con cerchi colorati mentre gli accordi con lettere maiuscole del colore corrispondente al tono musicale, sempre secondo il codice MING. All’inizio, per bambini di 3-4 anni si usa solo il colore per i toni musicali e gli accordi, ma il nome dell’accordo o del tono (che nel sistema musicale svedese come in quello anglo-americano, è indicato da lettere) compare sempre, quando possibile, permettendo un passaggio più naturale dalla notazione MING a quella tradizionale. A questo proposito, per partiture melodiche all’inizio le note sono solo punti (o cerchi) colorati, con l’aumentare dell’esperienza o quando i bambini incominciano a leggere, si pone il nome della nota all’interno del cerchio (o sotto) per poi inserire lo stesso cerchio colorato su di un pentagramma. Questo per permettere un passaggio “soffice” dalla notazione MING a quella tradizionale.

Gli strumenti MING, ideati e realizzati da Sten Bunne, sono costruiti in modo da essere utilizzati da bambini di 3,4 anni fino a individui di 90 anni. Partono da una concezione di semplificazione di strumenti tradizionali (la bygel chitarra, mini basso, flauti tonali monotonali, xilofoni monotonali, tamburi, effetti sonori vari) con lo scopo di permettere un approccio e una riuscita diretta nel fare musica senza dimenticare però l’aspetto estetico nella qualità sonora.

Per un progressivo sviluppo educativo musicale si inizia con canzoni ad un solo accordo, per poi introdurre canzoni a due o tre, sempre gradualmente ricordando che il motto del MING si basa sulla certezza della riuscita.

Il musicoterapeuta MING ha la libertà di arrangiare le canzoni o in generale i pezzi musicali che vuole eseguire con il gruppo, utilizzando una combinazione svariata di effetti musicali, accompagnamento, basso e toni sciolti, tenendo sempre presente la semplicità, l’effetto complessivo e garantire una riuscita immediata. Gli incontri MING si estendono di solito su di un periodo di 5-7 settimane (circa un’ora a settimana). Questo dà la possibilità di introdurre un nuovo pezzo e di renderlo progressivamente più complesso ad ogni incontro successivo, durante tutto il periodo.

Da quindici anni, il metodo è usato con successo in Svezia. Numerosi gruppi di bambini ed adulti hanno sperimentato questo metodo con gioia. Viene adottato in musico-terapia, spesso in casi di autismo e demenza. Il MING è utilizzato anche nel team-building, quando un ambiente lavorativo cerca di rompere i ruoli quotidiani tra impiegati e superiori, dedicando un giorno ad un’ attività piacevole che dia anche la possibilità di una inversione di ruoli. Ad Öland (un’ isola svedese) è stata fondata un’ orchestra MING per adulti non musicisti.

Carla Puglia

Articoli correlati