Nari Ward arte discarica

Per l’artista giamaicano, la discarica diventa un luogo di riflessione e di contemplazione un posto mistico per pensare al nostro quotidiano e al consumismo

Pochi posti rispecchiano l’anima della nostra società
come la discarica. Sono luoghi dove si trovano le tracce e i
residui più autentici dei nostri consumi, bisogni e
desideri, i ricordi di tutto quello che è passato tra le
nostre mani e che ha fatto per un periodo di tempo parte della
nostra identità.

Nari Ward ha subìto in pieno il fascino di questo mondo in
penombra e ha creato di fianco all’inceneritore di Poggibonsi
un’opera con e sui resti del nostro vivere quotidiano. Su una
collina formatasi da una precedente discarica e coperta di verde,
Ward ha innalzato una specie di santuario. “L’edificio” è
formato da un camper con delle pareti di alabastro bianco
traslucido, un materiale tipico della zona che contrasta per la sua
preziosità con tutto il resto. Parte della carrozzeria del
camper è sepolta da vari rottami arrugginiti. Al suo
interno, nell’atmosfera ovattata della luce filtrata dalle lastre
di alabastro, regna un’atmosfera da cappella votiva: un altare
semicircolare in ferro battuto, coperto di candele accese, alle
pareti appesi come fossero ex-voto dei sacchetti di teflon, un
materiale utilizzato per contenere i residui tossici
dell’inceneritore. Per la contemplazione ci sono dei sedili
costruiti con vecchi pneumatici d’auto. E come i tradizionali
luoghi di culto, il camper è orientato in direzione
est-ovest.

L’effetto dell’intervento di Nari Ward non si esaurisce
nell’estetismo dell’opera, ma attraverso l’uso dei materiali e del
contesto diventa riflessione interiore rivolta alla banalità
dei nostri consumi e alla riduzione del valore degli oggetti.

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