Nascere in Tibet contro il mal di montagna

C’

L’abitudine alle grandi altezze è un fattore acquisito nel
corso dei secoli? Per capirlo è stata avviata una ricerca
presso la popolazione del Tibet, abituata da millenni a
sopravvivere nel clima rarefatto di montagne che spesso superano i
4000 metri.

L’obiettivo è quello di comprendere i meccanismi che
consentono al nostro organismo di resistere senza danni all’ipossia
– ossia alla mancanza di ossigeno – una condizione che è
causa di disturbi anche seri e può essere provocata
dall’altitudine e da varie patologie.

Lo studio è stato presentato pochi giorni fa – nel corso
della conferenza annuale della American Physiological Society a New
Orleans – dai ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze, che
hanno messo a confronto i parametri fisiologici di soggetti nati e
cresciuti in pianura con quelli di un gruppo di tibetani
trasferitisi a Shanghai dopo aver vissuto a lungo in alta
montagna.

La tolleranza dei soggetti all’ipossia è stata valutata
introducendoli in una camera iperbarica che simulava un’altitudine
di 4000 metri. Si è visto che negli individui nati e
cresciuti in pianura l’altitudine simulata provocava affaticamento
e alterazione dei normali processi fisiologici, mentre i tibetani
si adattavano senza problemi.

all’ambiente familiare. Questo dato – notano i ricercatori –
conferma precedenti studi che indicano come queste popolazioni non
manifestino i sintomi più diffusi nel mal di montagna, come
la policitemia – eccesso di globuli rossi – e
l’ipoventilazione.

La ricerca prosegue con l’obiettivo di individuare la base genetica
di queste differenze: sarà così possibile studiare
metodi più efficaci per trattare l’ipossia in soggetti
sottoposti a interventi di cardiochirurgia, e anche per prevenire
il mal di montagna che causa tanti problemi a chi predilige le
escursioni in alta quota.

Abigaille Barneschi

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