Nat Geo Music per l’Earth Day: introducing Saba

L’incantevole piazza progettata da Michelangelo Buonarroti contiene a stento le migliaia di persone che si sono radunate per assistere al concerto del 22 aprile in occasione dell’Earth Day.

Ma c’è un velo di malinconia in una giovane voce che qui
esordisce in un grande concerto di piazza, quando parla della sua
terra natia, la Somalia, e della condizione attuale del suo
popolo.

Nel ricordo di Saba, nata a Mogadiscio, c’è un forte
senso di nostalgia per l’Africa: “I miei primi anni di vita in
Somalia furono bellissimi. I problemi ambientali ancora non avevano
intaccato quei tratti da Paradiso Terrestre che il mio paese aveva
allora”.

Malinconia che lascia però spazio rapidamente alla grande
voglia di trasmettere, attraverso la propria musica, la ricchezza
derivante dall’incrocio della cultura d’origine e di quella
d’adozione.

Saba conquista subito chi l’ascolta, con il suo inusuale melange
di suggestioni musicali mediterranee e dell’Africa nera.

In una delle canzoni del suo album “Jidka-The line”, intitolata
“Je suis petite”, Saba dice “noi tutti siamo piccoli ma tanti
piccoli fanno una moltitudine”: un messaggio politico, quello della
cantante italo- etiope, che però è applicabile anche
all’ambiente.

Come ci ha raccontato, infatti, “ormai è cambiata la
terra, per questo spesso ci si sente impotenti di fronte alle
grandi dinamiche globali, ma già il fatto di dichiarare la
nostra impotenza ci fa sentire parte di una comunità”.

La cantante italo-etiope che porta sul palco il suo originale
tributo musicale al Corno d’Africa affronta il problema ambientale
in una prospettiva allargata: “Per me la salvaguardia delle risorse
naturali è strettamente legata alla salute delle persone. In
questi anni, abbiamo visto che gli squilibri climatici hanno
determinato anche un ‘cambiamento antropologico’ nelle popolazioni
spesso costrette a migrare per trovare migliori condizioni di vita.
La musica, però, può aiutare a smuovere le coscienze,
a polarizzare l’attenzione sui problemi ambientali. E sono convinta
che si stia diffondendo un nuovo trend nella politica mondiale che
va dal particolare all’universale: siamo una goccia nel mare, ma
anche nel nostro piccolo possiamo agire concretamente e per farlo
dobbiamo ripartire dalla comunità locale”.

Olimpia
Ellero

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