Nel nome della bellezza

Quando fallisce il buon senso, cedendo alla logica del profitto, non rimane che cambiare strategia e appellarsi a valori nuovi per toccare con mano, se non l’equità almeno la bellezza di un rapporto diverso con la natura.

Ormai non è più né una novità,
né vuota retorica, far presente che siamo tre volte
più ricchi di un nostro antenato europeo del secolo scorso,
ma sicuramente non tre volte più felici. Lo ha dimostrato
recentemente, dati alla mano, il professor Andrew Oswald
dell’università di Warwick (GB). Il limite tra progresso e
crescita a oltranza infatti non sempre è sempre stato chiaro
nel processo di sviluppo dell’ultimo secolo, e la crescita
incontrollata non sempre è sinonimo di salute, come sanno
bene gli oncologi…

“Siamo tutti foglie dello stesso albero” ricorda il maestro
tibetano al suo allievo: ciò che facciamo alle altre foglie,
alla corteccia, alle radici, lo facciamo, in definitiva a noi
stessi. Una consapevolezza, questa, che manca nella cultura
occidentale e industrializzata, in cui l’allontanamento
dall’ambiente naturale ha rappresentato spesso anche un
allontanamento da un bacino di saggezza antica, in cui il rispetto
per la natura viene dal cuore e non è imposto da sanzioni
internazionali, in cui l’animale ucciso per il sostentamento viene
silenziosamente ringraziato per il suo sacrificio, in cui alberi,
fiori e animali sono compagni di vita e non svago occasionale in un
fine settimana diverso dagli altri.
Non è il rapporto verso la natura della cultura occidentale
che è da sanare, è il rapporto verso la vita
stessa!

Allontanandoci dalla natura ci siamo allontanati dai valori della
vita. Forse questa fase era necessaria, per diventare pienamente
consapevoli delle immense possibilità della libertà,
creatività e imprenditorialità umana, ma ora che
sappiamo quanto possiamo fare anche “da soli” è arrivato il
momento di accorgerci… che non ci piace, che le condizioni di
vita che ci siamo costruiti sono stressanti e spesso sgradevoli,
che le nostre città sono brutte, che lo sfruttamento
incondizionato deturpa e depaupera il paesaggio, che le emanazioni
tossiche fanno ammalare i nostri amici, i nostri figli e i figli
dei nostri figli.

Ora siamo pronti per modificare le nostre modalità di
interazione con la natura, per utilizzare tutto ciò che
abbiamo imparato per ottenere gli stessi risultati, o quasi, con
meno spreco, meno sgarbo. E allora un cambiamento avverrà,
sta avvenendo, sì a poco a poco, e là dove non arriva
il dito minaccioso che evoca senso di colpa e, spesso, non ottiene
attenzione, arriva l’esempio di chi, rimboccandosi le maniche,
dimostra che è possibile una sintesi tra l’armonia senza la
padronanza, di una volta, e la padronanza senza l’armonia
attuali… il risultato? Si traduce in bellezza.

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