Nella ruota del Mandala

“Mandala” proviene dal sanscrito, antichissima lingua tradizionale indiana: significa letteralmente “cerchio”, o ruota del divenire umano.

Il Mandala rappresenta una ruota che gira incessantemente attorno a
un centro che parla del divenire, della creazione continua, della
rigenerazione, del rinnovamento.
“Ruotando usciamo dal a, spargendo stelle come se fosse polvere”
(Rumi).
Nel centro è il vuoto, l’immobilità, la quiete, la
pace, il nirvana.
Ciò che caratterizza il Mandala è proprio la
capacità di attirare lo sguardo dell’osservatore in un
movimento a spirale, convogliandolo verso il centro quasi a
suggerirne l’importanza. L’immagine circolare è, infatti,
utilizzata in un complesso percorso conoscitivo di cui il Mandala
riproduce visivamente le tappe.

Figura complessa ricca di simboli come si rileva, soprattutto,
nella tradizione Buddhista ma anche nell’emergere di sogni e
visioni di cui si è ampiamente occupata la psicologia del
profondo per opera di Jung. Il Mandala può essere disegnato,
dipinto, modellato o danzato (come avviene nella danza rotante dei
Dervisci). Presenza di forme, colori, figure geometriche (punto,
triangolo, cerchio, quadrato, ottagono) e raffigurazioni di Dei
sono collegate a precise forze cosmiche che animano l’Universo e
rappresentano paure, passioni, angosce… dell’uomo, le stesse che
diventano, però, anche strumenti di trasformazione.
Il Mandala è stato felicemente e sinteticamente definito
anche come “psicocosmogramma” in quanto diagramma di forme
geometriche e antropomorfiche che assumono diversi significati, dal
rituale allo psicologico, al metapsichico, nel compito
d’integrazione dell’uomo nell’universo e dell’universo
nell’uomo.

Cristina Torri
Naturopata

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