Nelle “fabbriche degli animali”

da: Enrico Moriconi, LE FABBRICHE DEGLI ANIMALI, Cosmopolis, Torino 2001.

Le fabbriche degli animali. Mucca pazza e dintorni
La zootecnia industriale è una realtà crudele e
spesso insensata. Fabbriche di “animali macchine” in cui questi
esseri nascono, e muoiono senza mai aver visto la luce del sole,
né aver potuto camminare, soddisfare un istinto…
vivere.

Enrico Moriconi, medico veterinario e presidente dell’Asvep
(Associazione culturale Veterinaria di Salute pubblica), affronta
in questo libro la questione della moderna zootecnia – con
un’onestà intellettuale serena e chiara.

Per comprendere a fondo ciò di cui stiamo parlando Moriconi
parte alla lontana, cioè dall’inizio: dal “le origini
dell’agricoltuira e della zootecnia”.

Spiega poi i termini, sempre più vicini ad essere sinonimi,
di “allevamento intensivo” (stabulari con spazi ridotti, movimenti
impediti, accesso negato ad acqua e cibo, sofferenza, disagio,
impossibilità di esprimere un comportamento normale) e
“maltrattamento di animali”, dimostrando così, con criteri
oggettivi, lo stato di deprivazione in cui sono costrette le
vittime.

Certo, se si va a intervistare il proprietario di uno di quei
capannoni ove migliaia di galline ammassate producono le loro
ovette, il mangiafuoco sbotterà: “Ma come si fa a dire che
le mie galline stanno male, vede che producono tante uova, e solo
la gallina sana fa le uova”. Allora, con in mano il libro di
Moriconi, potremo rispondere:

“Per giudicare del benessere animale, non si può che fare
riferimento all’etologia, in quanto studio che rende possibile
descrivere in maniera corretta la natura degli animali a partire
dall’osservazione dei loro comportamenti innati e appresi,
consentendo di stabilire quali siano i bisogni inderogabili per
definire ‘accettabile’ il loro livello di vita.

Questo è un punto fondamentale in quanto è
l’affermazione di un principio: o si accetta di ragionare in
maniera oggettiva e quindi su criteri validi universalmente, al di
fuori della sensibilità personale, oppure ci si
muoverà nell’incertezza e nella soggettività senza
possibilità di fare affermazioni valie in senso
generale.

Per questo non si può più accettare come parametro di
valutazione del benessere degli animali il fatto che essi crescano
e si alimentino, in primo luogo perché la legge stessa
stabilisce che il giudizio deve essere etologico e non solo
fisiologico, e in secondo luogo perché il metro per valutare
il benessere non può basarsi sul livello dell’alimentazione
e della funzione fisiologica, perché questa cessa solo con
la morte o con il suo avvicinarsi”.

Infine potremo leggere i capitoli sulle conseguenze ambientali di
questi mega-allevamenti e delle ricadute sulla salute pubblica,
cioè sulla nostra salute. Intendiamoci, è anche colpa
nostra: se abbiamo acquisito abitudini alimentari sbagliate e
squilibrate, con troppa carne ed errate combinazioni, dobbiamo
metterci d’impegno per cambiare.

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