“Nervosità e tempi moderni”

Rudolf Steiner ha tracciato un quadro preciso del malessere crescente nell’individuo dei tempi moderni. All’origine vi è la mancanza di concentrazione.

Una conferenza tenuta a Monaco da Rudolf Steiner
nel gennaio 1912 aveva come argomento: “Nervosità, fenomeno
del nostro tempo”. Potremmo meravigliarci della modernità di
un siffatto titolo a quasi cento anni di differenza! Oggi noi
constatiamo un generalizzato aumento di patologie di origine
“nervosa”, come l’ansia, la depressione,
gli attacchi di panico. E’ interessante notare come proprio
Steiner, in quella occasione, sottolineò che quella nervosità
sarebbe aumentata progressivamente nell’umanità a venire.
Steiner si sofferma su due esempi: il primo è quello di chi
“è incapace di trattenere un pensiero e di seguirlo fino
alle sue conseguenze, chi salta continuamente da un pensiero
all’altro”.
Un secondo caso è invece quello di uomini “che non sanno
cosa fare di se stessi, non sanno prendere decisioni proprio quando
andrebbero prese e non sanno mai di preciso quello che dovrebbero
fare nelle diverse situazioni”. Da che cosa è originata
questa mancanza di concentrazione, questo senso di insicurezza, di
ansietà? Da una sostanziale “schizofrenia” del vivere
dell’uomo contemporaneo.

L’essere umano, nella visione steineriana, è strutturato
in quattro parti costitutive: la prima parte, quella che è
visibile agli occhi di tutti, è quella del corpo fisico, che
occupa un suo spazio e ha una sua forma. Ma questo corpo è
altresì compenetrato da altri tre “corpi”, cioè
involucri di sostanza non fisica, bensì spirituale, che lo
nutrono, lo alimentano e gli permettono di vivere: il corpo
eterico, cioè l’insieme delle forze o energie vitali che
sono alla base delle funzioni biologiche dell’organismo; il “corpo”
astrale, cioè l’anima, ciò che rende ogni essere
umano unico nel suo mondo interiore di sentimento e di emozioni; e
infine l’Io, che è l’essenza più alta e sublime di
ogni uomo, che si può identificare nella voce interiore
della coscienza, nella scintilla “divina” che riposa in ogni essere
umano.

L’uomo risulta essere una creatura che trae la sua origine nelle
forze divino-spirituali che circondano e sostanziano tutto
l’universo. Il corpo fisico dell’uomo partecipa delle leggi della
natura e della mondo minerale, ma esso sarebbe, senza l’anima e lo
spirito, solo un cadavere, in balia delle forze distruttive della
natura. L’uomo
è, quindi, un entità spirituale
che si
manifesta, nella dimensione terrestre, attraverso un involucro
sensibile. L’uomo è un organismo anche nel senso più
alto del termine, poiché tutto in esso vive in virtù
delle forze spirituali che lo compenetrano, che si manifestano
anche nelle funzioni biologiche, nel respiro, nella circolazione,
nel ritmo cardiaco.

Nella nostra civiltà attuale, abbiamo sviluppato una
attenzione specifica soltanto per tutto ciò che è
visibile e sperimentabile con i nostri sensi legati al corpo
fisico. Il progresso scientifico dell’umanità ha portato ad
enormi benefici in termini di salute, benessere, senso di
padronanza di tutti i mezzi di sostentamento, comodità, ma,
paradossalmente, si è sperimentato che più è
aumentato il benessere economico e materiale, più è
cresciuto il numero delle persone che soffrono di stati di paura,
ansia, senso di inadeguatezza, sconforto, mancanza di gioia di
vivere
, insoddisfazione. Abbiamo dimenticato che
siamo esseri dotati
di anima
, viviamo in una scissione continua tra quello
che fa il nostro corpo e quello che fa il nostro spirito, il
più delle volte siamo lontani con il nostro cuore, con il
nostro sentimento, da quello che facciamo, obbligandoci a vivere in
una perenne divisione del nostro intero essere.

Quello che Marx definiva la condizione di “alienazione”
dell’operaio costretto a manovrare macchine con movimenti
ripetitivi, è diventata la condizione della società
intera. “Più si deve fare ciò che non interessa,
più si indebolisce il proprio corpo eterico”. Le forze
vitali del nostro corpo si sfibrano, il pensiero non è
più guidato dall’anima e quindi si ammala, va alla deriva,
talvolta si automatizza, si sclerotizza e può arrivare a
prendere il sopravvento sulle altri parti dell’uomo: sindromi come
quelle del pensiero ossessivo – compulsivo non sono altro per
Steiner che gli effetti di un pensiero abbandonato a se stesso, che
si è, per così dire, incollato al sistema nervoso,
perdendo il contatto con la sua fonte di origine.

“L’antroposofia dovrebbe agire in modo che nell’uomo si
sviluppino in maniera giusta, con forza e vigore, le singole parti
costitutive della natura umana”, scrive Rudolf Steiner. La parola
stessa, che deriva dal greco, lo specifica: una conoscenza saggia
dell’uomo che non si ostini a considerarlo come un mero risultato
di processi chimici, bensì una entità di origine
spirituale che ha nel fisico la sua espressione materiale.

Fino a quando nella società e nell’educazione si
continuerà a voler ignorare questa struttura spirituale
nell’uomo
, i disturbi psicologici saranno in costante
aumento.

Silvia Cioffi
per il Collegio Insegnanti
Libera Scuola Rudolf Steiner

 

Immagine: “Soul”, di
Susans Draws

 

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