Nobel per la Pace 2005 a Mohammed El Baradei

Mohammed El-Baradei, direttore dell’International Atomic Energy Agency, l’agenzia ONU a guardia della proliferazione nucleare nel mondo, ha accettato il Premio Nobel per la Pace durante la cerimonia a Oslo.

Al premio, El-Baradei, l’anno scorso era già stato
candidato, quando tra gli altri c’era Karol Wojtyla.
L’International Atomic Energy Agency (IAEA) da anni si sforza di
rendere il “mondo un luogo più sicuro”.

Nel suo discorso d’accettazione, el-Baradei ha detto che “il
mondo deve abbandonare le armi nucleari se vuole sopravvivere”.

Un ampio appello, lanciato affinché ogni uomo tratti il
suo prossimo con dignità e tolleranza. Ma, soprattutto, un
appello per un mondo “nuclear-free”: “Se vogliamo sperare
seriamente di scampare all’autodistruzione, io credo che le armi
nucleari non dovrebbero aver posto nella nostra coscienza
collettiva né alcun ruolo nella sicurezza. A tal fine,
dobbiamo assicurarci che nessun Paese più acquisti armi
nucleari, che i siti nucleari vengano smantellati, che ci si muova
verso il disarmo, e dovremo arrivare ad avere un sistema di
sicurezza che non dipenda dal deterrente nucleare”.

Non è abbastanza lottare contro il terrorismo, la parte
difficile è dopo: “Come creare un ambiente in cui le ‘armi
nucleari’ siano considerate – alla stregua della schiavitù e
del genocidio – come un tabù, un’anomalia storica?”

Sognando il momento “in cui le testate nucleari disarmate
saranno conservate nei musei come relitti e ammonimenti per le
giovani generazioni”, El-Baradei ora divide il suo premio Nobel con
l’intera Agenzia che presiede, la IAEA: in rappresentanza della
quale c’era il chairman del Board of Governors, Yukiya Amano.

Giapponese. Proprio dalla terra che, 60 anni esatti fa, fu
colpita dal primo attacco nucleare della storia.

S.R.

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