Ogm

Noi, gli Ogm e il mondo: intervista a Ivan Verga

La scienza punta alla manipolazione genetica anche per migliorare le qualità del cibo. Ma siamo sicuri che gli Ogm siano così salutari come ci fanno credere?

Ogm

Gli scienziati non sono interessati all’alimentazione umana.
Interessa esclusivamente l’alimentazione che spreca una
quantità inenarrabile di risorse. Noi dobbiamo produrre
proteine vegetali a dismisura per alimentare un allevamento
intensivo insostenibile, e solo dopo aver trasformato proteine
vegetali in proteine animali con gli allevamenti intensivi,
possiamo considerarle proteine nobili adatte a sfamare
l’umanità. Le multinazionali del biotech hanno sperimentato
di tutto ma hanno commercializzato solamente due linee produttive:
mais e soia, che sono, guarda caso, gli integratori proteici
necessari per incrementare l’allevamento intensivo del
bestiame.

Cosa sono riusciti a fare finora i biotecnologi per “migliorare”
gli alimenti?

Recentemente si parla del “Golden Rice”, il riso arricchito con la
provitamina A. Mi spiace dirlo, ma non funziona, tecnicamente:
bisognerebbe mangiarne 9 kg per assicurarsi il fabbisogno
giornaliero di vitamina A. Credo inoltre che questo risultato di
non funzionamento sia abbastanza irriguardoso nei confronti di quei
famosi 800 e passa milioni di persone che non hanno neanche un
pugno di riso da mangiare al giorno. Il Golden Rice è
più un caso di esperimento della scienza ‘marketing’ che un
risultato scientifico conclamato.
Ciò che hanno ottenuto finora i biotecnologi è solo
di rendere le piante Ogm resistenti ai pesticidi e agli insetti
parassiti.

Ci ritroveremo nei piatti Ogm irrorati di prodotti
chimici?

Nel piatto arriveranno dosi di razione di insetticida e di
pesticidi sicuramente superiori. Ma non è tutto. Non
c’è solamente il problema degli Ogm applicati
all’agricoltura, come la soia RoundupReady della Monsanto che
è stata modificata per esprimere una caratteristica genetica
che le consente di resistere a somministrazioni più elevate
di glifosato, (lo stesso principio attivo chimico prodotto dalla
Monsanto), con tempi di decadimento e di smaltimento dei principi
attivi lentissimi. C’è addirittura il problema della
proprietà insetticida della pianta. Facciamo l’esempio del
mais: esiste un mais che è stato geneticamente modificato
per esprimere esso stesso una proprietà insetticida, quella
della tossina del Bt. Quando il fastidioso parassita – una larva di
farfalla – mangiucchia le foglioline di questo mais, ne ha un colpo
letale. Questa tossina infatti, all’ingestione, inibisce le
funzioni digestive della larva e questa, dopo un paio di giorni,
muore. Il problema è che la nocività non è
solo per la larva: se noi immaginiamo che la stessa dose di
insetticida che la pianta secerne direttamente è uguale da
quando la pianta è alta 12 cm a quando la pianta è
alta un metro e mezzo, si può ben capire la portata della
capacità tossica della pianta stessa. Non è un caso
che tutti i più recenti studi hanno cominciato a dimostrare
che il mais Bt è letale non solo per il parassita bersaglio,
la piralide, ma anche per tutti gli insetti utili. C’è da
tenere conto anche di un altro aspetto: gli stessi genetisti
affermano che queste caratteristiche genetiche durano lo spazio di
5/7 anni al massimo, trascorsi i quali è necessario
modificare ancora la pianta perché l’insetto ha acquisito
capacità di resistenza. Si può innescare una spirale
senza fine.

L’opinione pubblica diffida degli Ogm. E i consumatori si
chiedono: chi effettua i controlli, e questi sono
sufficienti?

E’ una bella domanda, bisognerebbe farla al Ministero della Salute.
Perché è il Ministero che ha la responsabilità
dei controlli nel nostro Paese. Dividerei la risposta in due. Il
nostro Paese ha una rete di laboratori per il campionamento e la
diagnostica degli Ogm formidabile, non ho timore a dirlo: gli
Istituti Zooprofilattici. Sono strutture di eccellenza scientifica
nella diagnostica del DNA modificato, sia negli alimenti che nelle
sementi.
Dov’è il problema? Il problema è nella testa. Al
Ministero della Salute c’è una formidabile lobby che
praticamente gioca dalla mattina alla sera a disattivare
l’eccellenza delle sue stesse reti di controllo. Questa è
una cosa intollerabile. In Italia, in questi Istituti, abbiamo un
personale tecnico scientifico di prim’ordine che opera una vera
rete di controllo su tutto il territorio nazionale.
Nello scorso mese di febbraio il Ministero dell’Agricoltura tenta
di istituire una rete di controllo ancora più intensa di
quella precedentemente gestita dal Ministero della Sanità,
mettendo a disposizione i NAS, gli Istituti Zooprifilattici, e
molti altri. Passano quindici giorni e dal Ministero della Salute
viene emanata una circolare a firma del Direttore del dipartimento
di sanità pubblica e veterinaria, il professor Romano
Marabelli – colui che gestì l’emergenza mucca pazza, colui
che gestisce attualmente l’anagrafe bovina, che non c’è
ancora – nella quale viene detto grosso modo così: ai sensi
e vista la circolare del Ministero dell’Agricoltura, il ministero
della Salute non è più competente in merito ai
controlli sugli Ogm e quindi non ritiene più opportuno che
le proprie strutture collaborino al controllo delle partite
provenienti dall’estero. La malafede allo stato puro. Dico a
LifeGate in anteprima che partirà una campagna precisa della
nostra associazione al riguardo. Pensate che nella riorganizzazione
del Ministero della Salute l’ufficio strategico che viene definito
‘Novel Food’, Nuovi Alimenti, non ha più un responsabile.
Non c’è più perché la precedente dirigenza
è stata defenestrata semplicemente per aver fatto il proprio
lavoro, e cioè per aver espresso parere negativo rispetto
alla commercializzazione di prodotti che non davano nessuna
garanzia di sicurezza pubblica. Ora, il Novel Food verrà
gestito ad interim dal dott. Marabelli, e uno dei componenti della
nuova commissione dell’ufficio sarà un’accademica, tal
Cinzia Caporale, che sul sito della fondazione Einaudi, alla
sezione di bioetica, nella sua piccola autobiografia si definisce
come “l’amica degli organismi geneticamente modificati”. C’è
un problema evidentemente di serietà: ‘l’amica degli
organismi geneticamente modificati’ che viene messa a
decidere…
Ripeto, i controlli erano ultrasufficienti fino a sei mesi fa,
dopodiché c’è stata la loro precisa
disattivazione.

Il Ministero della Salute ha anche recentemente tentato di
portare la soglia di tolleranza agli Ogm allo 0,5%. Ci è
riuscito?

Noi ne abbiamo fatto una denuncia precisa alla magistratura. Il
ministro dell’agricoltura ha sposato pienamente la tesi della
tolleranza zero, proprio perché ai sensi della legge:
c’è una legge sementiera nel Paese, che dice sostanzialmente
che le sementi naturali sono naturali e quelle Ogm sono Ogm, due
categorie commerciali e varietali ben distinte. Dato che nessun
organismo geneticamente modificato di origine sementiera è
autorizzato nel nostro Paese, non è prevista nessuna
tolleranza per qualcosa che non è autorizzato.
Al Ministero della Salute esiste per le sementi una struttura che
fa capo alla direzione del dottor Oleari, il direttore del
dipartimento prevenzione del Ministero. Tale direzione sovrintende
la gestione della commissione interministeriale biotecnologie,
quella che in Italia ha autorizzato 287 sperimentazioni Ogm in
pieno campo. Questa commissione ha incaricato cinque esperti di
varare un protocollo di monitoraggio e di campionamento delle
sementi, di diagnostica, il più preciso possibile. Vediamo
chi sono questi cinque signori: quattro sono accademici e uno
è il vicepresidente dell’AIS, l’Associazione Italiana
Sementi, dottor. Nardi. L’AIS è l’associazione che raggruppa
le principali multinazionali del seme nel nostro Paese. C’è
Monsanto, Sygenta, e i soliti noti delle biotecnologie. Nella
commissione c’è quindi un componente che non ha nessuna
natura scientifica, ma una presenza esclusivamente di pressione
economica. E’ con queste premesse che esce un documento scandaloso.
Mentre la legge dice tolleranza zero, la commissione, attraverso
una simulazione di metodo scientifico, afferma che sostanzialmente
non è pensabile rilevare organismi geneticamente modificati
al di sotto dello 0,5%. Hanno elevato lo zero diagnostico allo
0,5.
Noi VAS non abbiamo fatto nient’altro che inviare un rapporto alla
magistratura e chiedere se è possibile che in uno stato di
diritto, una legge varata dal Parlamento può essere messa in
discussione da un organismo tecnico che condizionerà a quel
punto tutti i laboratori di campionamento e di diagnostica. La cosa
ha avuto un effetto immediato, il Ministero ha immediatamente
ritirato il metodo proposto dalla commissione. La cosa veramente
allucinante è che tutto questo non rientra
nell’automaticità del funzionamento della macchina dello
stato, ma deve sempre essere “stimolata” dalle pressioni delle
Associazioni, in questo caso dai Vas.

Agricoltura biologica e Ogm: possono convivere?
E’ una risposta che non darò mai, neanche sotto tortura. Ha
già risposto la Commissione Europea. C’è un rapporto
bellissimo della Commissione UE, che ha incaricato l’Istituto di
Ricerche di Ispra di realizzare una simulazione che è durata
due anni per verificare se è pensabile la coesistenza fra
agricoltura convenzionale e biologica con una minima percentuale di
Ogm.
Il risultato è raccapricciante. Innanzitutto perché
la Commissione UE ha ricevuto questo rapporto nel gennaio del 2002
e solo grazie alla tenacia di un giornalista questo rapporto
è venuto alla luce alla fine di maggio 2002, cinque mesi
dopo. E in secondo luogo perché questo rapporto rivela che
non è pensabile alcuna coesistenza. Il fattore di
contaminazione è così veloce e decisivo che non
c’è scampo né per l’agricoltura convenzionale
né per quella biologica. Però Ispra si spinge
più in là e dice: ‘proviamo a immaginarci delle
barriere invalicabili’. Giocando alla fantascienza e immaginandole
emerge che queste non farebbero altro che produrre un aumento dei
costi. Per la protezione della colza, ad esempio, i costi
aumenterebbero del 60%.
Il biotech un risultato lo sta veramente ottenendo: è quello
di far lievitare a dismisura i prezzi della materia prima agricola
convenzionale e biologica, che devono acquisire metodi di
produzione che le difendano dagli effetti contaminanti.
Ma c’è qualcosa di strepitoso che sta succedendo: gli Ogm
hanno avuto il potere di contravvenire a qualsiasi legge economica,
cosa che gli economisti non si sarebbero mai aspettati .
La semente con il più alto valore tecnologico aggiunto,
quella Ogm, è in realtà una semente deprezzata sul
mercato rispetto alla semente con il minor contenuto tecnologico
possibile, quella naturale. Il mercato giapponese, delle materie
prime alimentari, ad esempio, paga la soia Ogm free ben 7 dollari
in più la tonnellata. Un’enormità.
La seconda legge economica che è stata polverizzata dagli
Ogm è questa: è noto che i consumatori non decidano
mai a dal punto di vista di cosa acquistano e di cosa mangiano.
Sappiamo bene che tecniche di marketing precise inducono il
consumatore a comprare qualsiasi cosa: ebbene, per gli Ogm non
è così, i consumatori non li comprano.
L’industria agrolimentare, convinta, o costretta, da un 80% di
consumatori che non gradiscono cibi manipolati, ha deciso per linee
di produzione totalmente Ogm free. Non è solo una fatto
italiano e il trend è in costante crescita. Non siamo al
raggiungimento di quell’obiettivo per cui le multinazionali e
alcuni settori scientifici dicevano ‘più passa il tempo,
più riusciremo a convincere l’opinione pubblica’. Anzi, i
grandi distributori dell’agroalimentare si sono organizzati per
centralizzare in un’unica fornitura le partite acquistate di mais e
di soia che serviranno per realizzare i loro prodotti di marchio.
Sta succedendo veramente qualcosa di incredibile.
La strada da fare è sicuramente tutta in salita, ma forse la
battaglia per fermare una tecnologia Ogm che non è
affidabile – la sua insicurezza ormai ha cominciato ad essere
abbastanza evidente – non è così insperabile
vincerla. Noi siamo molto, molto fiduciosi.

Paola
Magni

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