Essere Animali

Non era un’eccezione

Siamo tornati una seconda volta in un allevamento del Grana Padano per documentare cosa succede davvero nell’industria casearia.

A soli due mesi dalla pubblicazione di una prima indagine, siamo tornati in un altro allevamento del Grana Padano, questa volta in provincia di Brescia, per documentare il modo in cui sono costretti a vivere vitelli e mucche allevati per la produzione del formaggio dop più consumato al mondo.

I vitelli oggetto dell'indagine
I vitelli oggetto dell’indagine © Essere Animali

Cosa vuol dire nascere nell’industria casearia

L’indagine mostra condizioni di incuria inaccettabili: gli animali sono costretti a vivere in recinti allagati o ricoperti di escrementi, al punto da non riuscire quasi a muoversi. I vitelli si ammalano e hanno episodi di diarrea; ciononostante i recinti vengono lasciati sporchi e pieni di insetti.

L’ambiente dove le mucche partoriscono è malsano, con uno spesso strato di escrementi e pozze di urine e acqua piovana, e questo potrebbe contribuire ad aumentare il rischio di morte dei vitelli e delle mucche. Il nostro investigatore ha filmato il corpo di un vitellino che, dopo essere morto, è rimasto per un giorno intero a contatto con la madre. Il video mostra anche la nascita di un vitello che viene tirato per i piedi con una corda, trascinato per alcuni metri all’interno del recinto e allontanato subito dalla madre.

Perché i vitelli vengono separati dalle madri nell’industria casearia

Negli allevamenti intensivi, i vitelli sono separati dalla madre subito dopo la nascita per agevolare le operazioni di mungitura quotidiana, ma anche per destinare tutto il latte al mercato e alla produzione di formaggi, in questo caso il Grana Padano.

Altri vitelli muoiono soffocati, incastrati con la testa nella mangiatoia del box di contenimento — episodi per cui è possibile prefigurare il reato di abbandono di animali, in quanto nessun operatore è intervenuto a liberarli. Anche le strutture sono in condizioni pessime e sono presenti recinti rotti o con parti arrugginite che possono ferire gli animali.

Una campagna per cambiare la legge

Le nostre investigazioni mostrano che le irregolarità negli allevamenti intensivi non sono casi isolati e alcune delle pratiche più strazianti, come la separazione tra una mucca e il suo cucciolo, sono perfettamente legali. È per questo che con la diffusione di questa indagine, rilanciamo la campagna No Animal Left Behind, coordinata da Eurogroup For Animals per chiedere una revisione della legislazione europea a tutela degli animali negli allevamenti, ancora gravemente insufficiente nel garantire loro una vita priva di sofferenze evitabili.

Nel caso di mucche e vitelli, Essere Animali e Eurogroup for Animals chiedono di consentire il contatto tra il vitello e la madre per almeno le prime otto settimane di età, durante le quali gli animali devono essere tenuti in un sistema che preveda il contatto di almeno mezza giornata, con allattamento consentito. Inoltre, negli allevamenti, le condizioni abitative dovrebbero soddisfare le esigenze dei vitelli, permettendo loro di vivere in gruppo e con accesso ad aree all’aperto.

Le mucche e i vitelli sono animali sensibili e le ricerche scientifiche sull’etologia di questi individui mostrano che le pratiche a cui vengono sottoposti negli allevamenti intensivi, come quello al centro di questa indagine, comportano deprivazione sociale, stress e sofferenza. È ora che la Commissione europea riveda l’attuale legislazione, con l’obiettivo di porre fine al più presto a queste procedure, affinché nessun animale sia lasciato indietro.

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