Non buttare niente

L’idea me l’hanno fatta scattare tre molle. La prima me l’ha ispirata un mio amico che lavora nel settore dei rifiuti. Tempo addietro mi ha riferito che, girando con il camion della spazzatura, vede continuamente tra i materiali che la gente getta un sacco di oggetti in ottimo stato.

…Tant’è che, senza vergognarsi, spesso se ne porta a
casa qualcuno. Il massimo gli è capitato una volta quando,
chiamato per il ritiro di rifiuti ingombranti, si è trovato
davanti, sul marciapiede fuori dell’abitazione interessata, una
cucina praticamente nuova. Pensando di non aver ben compreso
l’indirizzo, ha chiamato l’inquilino: questi gli ha confermato
invece che era tutto regolare e che gettava la cucina, dopo pochi
mesi dall’acquisto, perché alla moglie non piaceva
più! Il mio amico, col collega, se ne è ben guardato
di gettarla: se la sono rivenduta.

La seconda è stata la lettura dell’articolo di padre Alex
Zanotelli.

L’ultima, quella decisiva, è derivata da alcune recenti
piccole esperienze personali, in quanto ho utilizzato più
volte lo strumento della posta elettronica per cercare o cedere
qualcosa (e qualcuno di voi lo sa bene!), avendo avuto sempre pieno
riscontro. Quindi: 1 + 1 + 1 fanno 3, ed ecco che l’iniziativa
è nata. Ovviamente a caricare le molle sono state
motivazioni più generali: ambientali, economiche,
solidali.

L’obiettivo principale della lista è quindi quello di
cercare di allungare il più possibile la vita degli oggetti:
non più “usa e getta”, bensì “usa e riusa”.

Aggiungo infine che per ora la lista parte con l’obiettivo di
scambiare materiali, ma lo scambio, o la ricerca/offerta,
può riguardare anche altro. Ad esempio, come già
succede in Germania, uno può chiedere un passaggio in auto
del tipo “dopodomani devo andare a Firenze: c’è qualcuno che
va da quelle parti?” (a tal proposito informo che io vado ogni 2-3
settimane circa a Ravenna per lavoro, viaggiando in auto sempre da
solo, e quindi ospiterei volentieri passeggeri). Si può
anche cercare una baby sitter…

Insomma, sapendo di avere a disposizione un consistente “parco
utenti”, si può richiedere/offrire di tutto. Una richiesta,
sola. Lo strumento delle mail è comodissimo ed efficacissimo
per divulgare notizie velocemente e a tante persone. ha però
il limite dell’assenza del contatto fisico tra i navigatori. Vi
chiedo quindi, per ridurre questo deficit, quando fate un annuncio,
di presentarvi sinteticamente: se proprio non ci si vede in faccia,
almeno cerchiamo di conoscerci un po’. Un caloroso saluto.

Giuseppe Leoni

P.S.: “Ogni uomo è ricco in proporzione al numero di cose
delle quali può fare a meno” Henry D. Thoreau

Dai rifiuti una profezia. Alex Zanotelli.

A Napoli, e in buona parte della Campania, la gente è
sommersa dai rifiuti. Questi costituiscono una minaccia e
un?emergenza (che la camorra, del resto, sa giostrare a proprio
vantaggio). Si è arrivati a esportare rifiuti in Germania.
In Kenya, buona parte dei rifiuti di Nairobi vengono ammassati a
Mukuru, un?altura che sorge davanti alla baraccopoli di Korogocho.
A dire il vero, qui arrivano soltanto i rifiuti “cattivi”.

Quelli “buoni”, infatti, rimangono in città, dove “i
ricchi” se li accaparrano per rivenderli a buon prezzo. Si
può dire che a Mukuru arrivano “i rifiuti dei rifiuti”.
Eppure molta gente di Korogocho vive di questi rifiuti: ricuperano,
riciclano, riutilizzano e rivendono quasi tutto. Fu proprio con i
cenciaioli di Mukuru che feci la mia prima esperienza di missione
in Kenya. Piano piano, sono nate due cooperative di riciclaggio:
Mukuru “A” e Mukuru “B”.

La prima compera ciò che la gente riesce a raccogliere
nella discarica e poi lo rivende; la seconda, invece, si avventura
dentro la capitale alla ricerca dei rifiuti buoni, certamente
più redditizi. Proprio in questi giorni, due miei grandi
amici di Mukuru “A” ? Anthony e Irungu ?, due autentici “fiori
della discarica”, stanno girando per l?Italia, ospiti di Claudina,
una volontaria italiana da poco rientrata, dopo 4 anni trascorsi
con la gente di Korogocho. Vogliono conoscere nuove metodologie di
riciclaggio per migliorare il lavoro della loro cooperativa.

Pensando a loro ti dico questo. Se la gente di Korogocho potesse
mettere le mani sui rifiuti di Napoli vivrebbe benissimo:
ricupererebbe, riciclerebbe e rivenderebbe quasi tutto. I rifiuti
che ci sommergono farebbero la fortuna di tanti poveri.

Seconda cosa: noi ricchi produciamo tanti e tali rifiuti
perché viviamo con uno stile di vita assurdo. Siamo il 20%
della popolazione mondiale e consumiamo l?83% delle risorse della
Terra. Non possiamo che produrre valanghe di rifiuti, che ci
sommergono, ci spaventano, ci danno fastidio. Noi non viviamo di e
sui rifiuti: cerchiamo di sbatterli il più possibile lontano
da noi che li abbiamo prodotti.

Terza cosa: se tutti i poveri del mondo volessero vivere come
viviamo noi, con lo stesso tenore di vita, gli esperti dicono che
occorrerebbero quattro pianeti Terra per ottenere sufficienti
risorse e altri quattro come pattumiere. Insomma, il sistema
economico odierno non è sostenibile.

I rifiuti di Napoli (e tanti altri rifiuti del mondo ricco) ci
dicono che dobbiamo avere il coraggio di rimettere in discussione
il nostro stile di vita e ridurre i nostri consumi. Impossibile,
pensano in molti. Possibilissimo, dico io.

Cominciamo da cose semplici: protestiamo per gli eccessivi
imballaggi, rifiutiamo di acquistare cose confezionate in chili di
cartone e plastica, combattiamo la moda dell?”usa e getta”,
preferiamo il vetro (magari “a rendere”) alla plastica, compriamo
oggetti che possono essere riparati, sosteniamo un?agricoltura
biologica, con il passaggio diretto dei beni dal produttore al
consumatore… Ma c?è dell?altro.

Apprendiamo a differenziare i rifiuti. In molti comuni questo
avviene già, in altri no. Si potrebbero creare piccole
cooperative, proprio come quella di Mukuru, magari formate da
giovani attenti alla salvaguardia del creato. Gestire i rifiuti
organici in funzione di un loro riuso in campo agricolo potrebbe
essere un?ottima alternativa alla fuga dei giovani dalla campagna.
E non dimentichiamo il problema politico che sta dietro i rifiuti.
La qualità e la quantità dei rifiuti sono decise
?politicamente?. Perché non cominciare a implementare, a
livello locale, quella che viene chiamata “Agenda 21” (un documento
di intenti e obiettivi programmatici su ambiente, economia e
società sottoscritto da oltre 170 paesi di tutto il mondo,
durante la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo,
svoltasi a Rio de Janeiro nel giugno 1992). Nel capitolo 28
dell?Agenda si legge: “Ogni amministrazione locale dovrebbe
dialogare con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese
private e adottare una propria Agenda 21 locale. Attraverso la
consultazione e la costruzione del consenso, le amministrazioni
locali dovrebbero apprendere e acquisire dalla comunità
locale e dal settore industriale le informazioni necessarie per
formulare le migliori strategie”.

E rispolveriamo il trattato di Kyoto. Chiediamo che venga
firmato da tutti gli stati. Gli Usa, i più grandi produttori
di rifiuti e inquinamento, si rifiutano di firmarlo… Anthony,
Irungu e la loro cooperativa costituiscono una vera profezia per
noi, amanti del consumismo. Ci mostrano che si può vivere
anche di rifiuti e condurre una vita umana più semplice.
Ancora una volta, sono i poveri a indicarci la strada per un futuro
in cui la vita viene vissuta umilmente, le risorse usate con
attenzione, riciclandole, non “rifiutandole”. [“Nigrizia”,
luglio-agosto 2004]

Articoli correlati