Nove premi Nobel per la pace scelgono le rinnovabili

A 25 anni dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, nove premi Nobel per la Pace hanno scritto una lettera aperta ai leader mondiali per chiedergli di abbandonare il nucleare e puntare sulle rinnovabili

A 25 anni dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, nove premi Nobel per la Pace hanno scritto una  lettera aperta ai leader mondiali per chiedergli di abbandonare il nucleare come fonte di energia.

Secondo Betty Williams, Wangari Maathai, Desmond Tutu e molti altri il nucleare non è la soluzione ai problemi energetici del nostro pianeta perché troppo pericolosa. Al contrario, per un mondo più sicuro è necessario credere e investire nelle energie rinnovabili. Le uniche che possono garantire anche pace e stabilità.

 La lettera dei nove premi Nobel per la pace

In occasione del 25 anniversario del disastro nucleare di Chernobyl, in Ucraina – e a più di due mesi dal potente terremoto e tsunami che ha devastato il Giappone – noi sottoscritti premi Nobel per la Pace vi chiediamo di investire in un futuro più sicuro e pacifico investendo in fonti di energia rinnovabile. È tempo di riconoscere che l’energia nucleare non è pulita, sicura o conveniente.

Siamo profondamente turbati dal fatto che la vita del popolo giapponese sia in pericolo a causa delle radiazioni presenti nell’aria, nell’acqua e nel cibo come risultato del collasso del reattore nucleare di Fukushima. Crediamo fermamente che se il mondo abbandonasse l’utilizzo dell’energia nucleare, il futuro delle generazioni di tutto il mondo – incluso quello dei giapponesi che hanno già sofferto troppo – sarebbe più pacifico e sicuro.

 Chi ha firmato

I nove premi Nobel per la Pace che hanno sottoscritto l’appello sono:

  1. Betty Williams (Irlanda, 1976),
  2. Mairead Maguire (Irlanda, 1976)
  3. Adolfo Perez Esquivel (Argentina, 1980)
  4. Desmond Tutu (Sudafrica, 1984)
  5. Rigoberta Menchu Tum (Guatemala, 1992)
  6. José Ramos Horta (Timor Est, 1996)
  7. Jody Williams (USA, 1997)
  8. Shirin Ebadi (Iran, 2003)
  9. Wangari Maathai (Kenya, 2004)

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