Nucleare: la posizione di opposizione

Marco Roveda sul referendum contro il nucleare del 12 e 13 giugno.

Ascolta
l’intervento di Marco Roveda su LifeGate
Radio

Potere, denaro e sesso sono gli ingranaggi che in questo momento
stanno mandando avanti l’Italia. Andrebbero cambiati con: contare
nelle decisioni, economia sostenibile e gioia di vivere.

Pensate, qual è il miglior modo per produrre potere e denaro?
Gestire una grande opera pubblica, e quale più grande di una
serie di centrali nucleari? Poi se quest’opera è anche il
centro di produzione dell’energia… L’energia è quella
cosa che ci serve per produrre il cibo, spostarci, illuminare,
lavorare… vivere, insomma. Ecco, il miglior modo per
prenderci soldi e procurarsi potere, in altre parole tenerci in
pugno.

Vincere questo referendum vorrebbe dire per i nuclearisti una mezza
vittoria, non proprio ancora gestire appalti di miliardi di euro
per costruire e poi comprare uranio (sì, perché poi noi
in Italia l’uranio non ce l’abbiamo): vorrebbe dire gestire
comunque una mezza fortuna in progetti, e i progetti, si sa, sono
opera dell’ingegno che va “pagato bene…”. Il loro punto di
forza, il loro cavallo di battaglia, è “come facciamo a
soddisfare i bisogni della nostra civiltà”.

Bene, questo è il momento in cui invece di produrre scorie
radioattive, ci dobbiamo impegnare per riequilibrare l’ecosistema
che abbiamo squilibrato, gli scienziati sono tutti d’accordo, se
non lo faremo la nostra civiltà sparirà e spariranno i
nostri consumi e quel famoso picco di consumi tanto sbandierato da
quegli irresponsabili che perorano la produzione di scorie che
avremo in giro per i prossimi 100.000 anni. Non 1.000, ma 100.000
anni, vuol dire un’eternità, in eterno in altre parole. Non ci
sono contenitori che possono contenerle e che possono durare in
eterno.

Non voglio neppure pensare poi a come faremo a smantellare le
centrali atomiche che ci sono già, non riusciamo neppure a
smantellarne una sola. L’esempio è Chernobyl: è lì
che manda in giro le sue lame di morte e non riusciamo a fermarla,
non c’è modo. Non mi sembra proprio una buona tecnologia.
Potremmo invece, dovremmo invece, investire per sviluppare le nuove
idee, che in Italia sono tantissime, per la produzione di energia
rinnovabile, pulita, sicura. Dare lavoro, e speranza in un futuro
ai giovani, riportare il nostro Paese ai primi posti per il
progresso, la civiltà, tornare agli antichi fasti che ci
vedevano ‘geniali’ inventori, artisti, scopritori, davanti a tutti
e non ultimi in tutto come siamo finiti ora, inseguendo una
civiltà materialista che non è nostra, che non ci
appartiene, che è diventata per noi la spugna che ha assorbito
i nostri valori umanistici, che ci ha tarpato le ali e ora ci sta
portando sempre più in basso.

Poi c’è il qualunquista che dice: “Tanto lo fanno i francesi,
facciamolo anche noi”. È come dire “è pieno di brutte
persone, divento una brutta persona anche io, oppure, “loro
uccidono, uccido anch’io”. La soluzione invece è fare in modo
che anche loro smettano, come la Germania, la Svizzera, il
Giappone, l’Italia almeno sino ad oggi.

Andiamo a votare al referendum e non facciamo confusione, bisogna
votare “SÌ”, ricordate “SÌ”. SÌ alla vita, SÌ
al progresso sostenibile, SÌ a riporre in un cassetto per
cinque anni studi e progetti di una tecnologia obsoleta ormai agli
sgoccioli, che ci vedrebbe comunque partire per ultimi cercando di
prendere un treno che come abbiamo visto nel mondo si sta invece
fermando, come conferma il rapporto del prestigioso Worldwatch
Institute di Washington Dc.

Opponiamo la nuova ideologia “progresso sostenibile” all’ideologia
“progresso ad ogni costo”, abbiamo sempre visto che non c’è
nulla al mondo che non si paga, e il nucleare avrà un prezzo
che non potremo pagare se non con la vita.

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stanno mandando avanti l’Italia. Andrebbero cambiati con: contare
nelle decisioni, economia sostenibile e gioia di vivere.

Pensate, qual è il miglior modo per produrre potere e denaro?
Gestire una grande opera pubblica, e quale più grande di una
serie di centrali nucleari? Poi se quest’opera è anche il
centro di produzione dell’energia… L’energia è quella
cosa che ci serve per produrre il cibo, spostarci, illuminare,
lavorare… vivere, insomma. Ecco, il miglior modo per
prenderci soldi e procurarsi potere, in altre parole tenerci in
pugno.

Vincere questo referendum vorrebbe dire per i nuclearisti una mezza
vittoria, non proprio ancora gestire appalti di miliardi di euro
per costruire e poi comprare uranio (sì, perché poi noi
in Italia l’uranio non ce l’abbiamo): vorrebbe dire gestire
comunque una mezza fortuna in progetti, e i progetti, si sa, sono
opera dell’ingegno che va “pagato bene…”. Il loro punto di
forza, il loro cavallo di battaglia, è “come facciamo a
soddisfare i bisogni della nostra civiltà”.

Bene, questo è il momento in cui invece di produrre scorie
radioattive, ci dobbiamo impegnare per riequilibrare l’ecosistema
che abbiamo squilibrato, gli scienziati sono tutti d’accordo, se
non lo faremo la nostra civiltà sparirà e spariranno i
nostri consumi e quel famoso picco di consumi tanto sbandierato da
quegli irresponsabili che perorano la produzione di scorie che
avremo in giro per i prossimi 100.000 anni. Non 1.000, ma 100.000
anni, vuol dire un’eternità, in eterno in altre parole. Non ci
sono contenitori che possono contenerle e che possono durare in
eterno.

Non voglio neppure pensare poi a come faremo a smantellare le
centrali atomiche che ci sono già, non riusciamo neppure a
smantellarne una sola. L’esempio è Chernobyl: è lì
che manda in giro le sue lame di morte e non riusciamo a fermarla,
non c’è modo. Non mi sembra proprio una buona tecnologia.
Potremmo invece, dovremmo invece, investire per sviluppare le nuove
idee, che in Italia sono tantissime, per la produzione di energia
rinnovabile, pulita, sicura. Dare lavoro, e speranza in un futuro
ai giovani, riportare il nostro Paese ai primi posti per il
progresso, la civiltà, tornare agli antichi fasti che ci
vedevano ‘geniali’ inventori, artisti, scopritori, davanti a tutti
e non ultimi in tutto come siamo finiti ora, inseguendo una
civiltà materialista che non è nostra, che non ci
appartiene, che è diventata per noi la spugna che ha assorbito
i nostri valori umanistici, che ci ha tarpato le ali e ora ci sta
portando sempre più in basso.

Poi c’è il qualunquista che dice: “Tanto lo fanno i francesi,
facciamolo anche noi”. È come dire “è pieno di brutte
persone, divento una brutta persona anche io, oppure, “loro
uccidono, uccido anch’io”. La soluzione invece è fare in modo
che anche loro smettano, come la Germania, la Svizzera, il
Giappone, l’Italia almeno sino ad oggi.

Andiamo a votare al referendum e non facciamo confusione, bisogna
votare “SÌ”, ricordate “SÌ”. SÌ alla vita, SÌ
al progresso sostenibile, SÌ a riporre in un cassetto per
cinque anni studi e progetti di una tecnologia obsoleta ormai agli
sgoccioli, che ci vedrebbe comunque partire per ultimi cercando di
prendere un treno che come abbiamo visto nel mondo si sta invece
fermando, come conferma il rapporto del prestigioso Worldwatch
Institute di Washington Dc.

Opponiamo la nuova ideologia “progresso sostenibile” all’ideologia
“progresso ad ogni costo”, abbiamo sempre visto che non c’è
nulla al mondo che non si paga, e il nucleare avrà un prezzo
che non potremo pagare se non con la vita.

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