O pio pellicano. Animali e piante singolari e curiosi della Bibbia

La Bibbia letta in chiave naturalista da Fulco Pratesi, il fondatore di Wwf Italia. La natura torna ad assumere l’aspetto di “creazione divina”.

Alle più svariate letture della Bibbia, da sempre libro
dagli innumerevoli livelli e significati, Fulco Pratesi, in O pio
pellicano. Animali e piante singolari e curiosi della Bibbia,
aggiunge ora quella naturalista. La sua frequentazione del testo
sacro – spesso riletto, rivela nella divertente prefazione, durante
omelie noiose – è attenta e originale, grazie a uno sguardo
attento rivolto ad animali e piante che li raffigura anche con
deliziosi piccoli disegni.

Scegliendo quelli meno noti – quindi non il serpente che tenta
Eva, ma piuttosto la balena di Giona, gli asini dei Vangeli, anche
apocrifi, il grano di senape, la vipera che morde Paolo a Malta e
molti altri – l’autore, con stile lieve ed avvincente, spiega se si
tratti di animali o piante ancora esistenti in quelle zone, li
descrive nella loro specificità zoologica o botanica,
rivelando, insieme alla competenza, un grande amore per la natura,
che nella narrazione sembra assumere nuovamente la realtà –
oggi da molti dimenticata – di creazione divina.

Quasi sempre le riflessioni di Pratesi nascono dalla lettura di
passi biblici, ma forse i punti più belli del libro sono
quando il passaggio avviene all’inverso, quando cioè dalla
visione della natura l’autore è portato a ricordare la
Bibbia…

…come davanti al raro e inusuale spettacolo degli orsi marsicani
avvistati nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzoche sta visitando
in compagnia del principe Filippo D’Edimburgo: “veder pascolare,
assieme ai due irsuti bestioni, alcune pacifiche mucche da latte,
per a preoccupate della pericolosa vicinanza con dei carnivori di
quella mole”. Quella visione richiama naturalmente l passo di Isaia
(“La mucca e l’orso pascoleranno insieme e insieme riposeranno i
loro piccoli”, 11,7), e suggerisce a Pratesi un lungo excursus
sugli orsi, oggi estinti ma che nella Palestina di allora erano
particolarmente feroci: come prova un altro passo biblico (2 Re,
2.23-24).

Una delle piante più difficili da identificare nella
flora locale del tempo è l’issopo, la cui canna nel vangelo
di Giovanni (19,29) serve per portare alle labbra di Gesù
crocifisso la spugna imbevuta di aceto. L’issopo infatti, presente
tuttora, è un cespuglio basso, che non avrebbe potuto
fornire il supporto usato sul Calvario. Da quale arbusto allora era
stata tratta la canna, se l’evangelista parla proprio di issopo? Il
problema rimane aperto, nonostante tentativi di soluzione, sia
filologici sia botanici (ta gli altri, di Linneo).

Il libro fornisce dunque riscontri puntuali e notizie poco note,
in un intreccio davvero felice fra testo sacro e storia naturale,
restituendo importanza alla presenza della natura nella nostra
tradizione sacra.

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