Obesità sul nascere

Le risposte che l’ambiente fornisce ai bisogni del bambino determinano la costruzione di una corretta alimentazione.

Dall’inizio il bambino avverte i suoi bisogni in maniera piuttosto
confusa e indifferenziata e non dispone degli strumenti per
avanzare richieste distinte: piange per ogni stato di tensione.
Occorre l’interazione dell’ambiente e le risposte di questo
perché egli possa imparare via via a riconoscere i suoi
bisogni e a proporli in maniera idonea a ottenere
soddisfazione.

Se le risposte dell’ambiente si rivelano incongrue, genereranno
confusione nel bambino che non imparerà mai a distinguere
uno stato di tensione da un altro e a esprimerlo in maniera
differenziata.

Se la madre risponde con un’offerta di cibo ad ogni espressione di
disagio, si formerà un legame condizionato fra tensione e
assunzione di cibo e il bambino ripeterà il meccanismo
appreso, mangiando in risposta a differenti stati di conflitto.

C’è differenza tra una relazione madre-figlio in cui la
madre è sensibile ai bisogni del piccolo e risponde in
maniera generica, e una alla relazione in cui la madre trascura le
esigenze del bambino o tende a imporgli quelle che lei ritiene
lecite senza che vi sia corrispondenza reale, oppure risponde col
cibo per sua comodità per evitare risposte adeguate che
sarebbero anche più faticose.
In questo caso il bambino non riesce a strutturare la conoscenza di
sé e inoltre ha la sensazione di essere rifiutato e di non
essere preso in considerazione per le sue richieste. Tutto
ciò è tanto più vero a partire
dall’allattamento.

Le risposte inadeguate vengono date per negligenza o per eccessiva
sollecitudine e privano il bambino della possibilità di
identificare le proprie esperienze fisiche ed emotive, di acquisire
la consapevolezza di essere una persona con confini precisi,
bisogni e sensazioni proprie, cominciando a sviluppare su
determinate basi la capacità di soddisfarsi.

Luisa Merati

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