Ogm

OGM e biologico, si puo’ fare di piu’

Circa il 60% dei cibi lavorati presenti sul mercato contiene soia o suoi derivati. Di fatto tutti ingeriscono soia ma, paradossalmente, pochi ne sono consapevoli. (Ogm)

Ogm

Il regolamento dell’Unione Europea sulle produzioni biologiche
vieta l’uso di organismi geneticamente modificati, tuttavia
l’elevato utilizzo di soia – la materia prima attualmente
più a rischio OGM – e gli scarsi controlli cui è
sottoposta, hanno messo in allarme il mondo del biologico.

Aiab, uno dei maggiori enti di certificazione del biologico in
Italia, ha deciso di richiedere alle aziende certificate ulteriori
controlli sulla soia, questo dopo aver rilevato che il 39% delle
analisi su campioni di mangimi è risultato inquinato da OGM.
Perché? La regolamentazione sulla zootecnia bio consente
l’utilizzo di una minima parte di mangimi di origine convenzionale
e il 91% dei campioni di soia convenzionale importata è
contaminato da OGM (dati del Ministero della Salute).
Anche l’IFOAM ha recentemente denunciato che alcuni agricoltori
biologici statunitensi hanno trovato la propria produzione
contaminata. L’inquinamento, in questo caso, potrebbe essere stato
causato dal polline proveniente dalle coltivazioni vicine, ma
esiste l’eventualità che possano essere stati forniti agli
agricoltori, a loro insaputa, semi modificati geneticamente.

L’etichettatura obbligatoria per gli alimenti contenenti OGM
è disattesa sia a causa delle inadeguate tecniche di
importazione della materia prima, che giunge miscelata senza alcun
obbligo di segregazione fra prodotto OGM e prodotto naturale, sia a
causa di alcune deroghe alla legge stessa, che escludono un buon
numero di derivati dall’obbligo della dichiarazione. Può
accadere quindi che
soia geneticamente modificata si possa trovare anche in
preparazioni biologiche, tutto, ovviamente, nel pieno rispetto
delle leggi.

Aiab ha quindi deciso di introdurre una moratoria sulla soia.
Partendo dal presupposto che la zootecnia biologica senza l’uso
della soia è praticabile, Aiab impone ai propri controllati
di non usare la soia a meno che questa non sia stata certificata
come proveniente da agricoltura biologica e abbia subito
approfonditi controlli che garantiscano l’assenza di OGM. Inoltre
propone al Ministero delle Politiche Agricole una serie di
interventi necessari per far fronte a questo problema come:
sviluppo di un piano sementiero, incentivi alla produzione di altre
proteaginose (come il lupino, il pisello proteico, il favino),
messa a punto di metodi di analisi più efficaci,
intensificazione dei
controlli e adeguamento dei mangimifici.

Gabriele Garbillo

Articoli correlati