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OGM, in Friuli torna la legalità

Il GIP di Pordenone ha posto la parola fine alla questione relativa al campo OGM in Friuli condannando i colpevoli. Grande soddisfazione da parte delle associazioni ambientaliste che ora chiedono leggi certe.

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Il Giudice per le indagini preliminari di Pordenone si
è espresso per la distruzione del raccolto del campo di mais
OGM e ha stabilito una multa di 25 mila euro per il suo
responsabile. Si è, così, scritta la parola fine alla
situazione di stallo che durava ormai da diversi mesi.

 

Il campo friulano, infatti, non aveva l’autorizzazione per la
semina prevista dal decreto legislativo numero 212 del 24 aprile
2001 a cui va aggiunto il decreto firmato lo scorso aprile dai
ministri di agricoltura, salute e ambiente che vieta espressamente
di coltivare mais geneticamente modificato del tipo MON810 in
Friuli-Venezia Giulia.

 

Grande soddisfazione è stata espressa da Federica
Ferrario, responsabile della campagna OGM di Greenpeace:
“Finalmente si riporta la legalità in Friuli e si pone fine
a questa incomprensibile dilazione dei tempi”. Greenpeace ha anche
chiesto che venga effettuata un’attenta stima dei danni legati a
questo episodio. Danni che non devono ricadere sugli agricoltori
onesti o sugli Enti pubblici del territorio.

 

Il provvedimento del GIP è arrivato il giorno dopo la
scelta del ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, di
delegare all’Unione europea le decisioni sulla coltivazione degli
organismi geneticamente modificati su suolo italiano. Scelta che
aveva portato la task force per una “Italia libera da OGM” composta
da 27 organizzazioni del mondo produttivo, del consumo e
dell’ambiente a chiedere al ministro di assumere una posizione
chiara.

 

Secondo il comitato, “è ben diversa la posizione di
chi, come la Francia e la Germania, si appella ad una decisione
europea avendo già scelto il no alla coltivazione del mais
transgenico da chi come Galan, non avendo il coraggio di dire la
sua, spera che l’Europa decida anche per l’Italia”.

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