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OGM, vinta la battaglia di Cartagena

Grazie all’azione di Greenpeace, l’impianto spagnolo di soia OGM di Portugalete sposta le sue produzioni sul Non ogm.

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Proprio così: ad annunciarlo, nella serata del 20 aprile
scorso, è stata la sussidiaria spagnola di Bunge, il
più grande trasformatore di soia e fornitore di olio
vegetale del pianeta. Nella mattinata del 20, gli attivisti di
Greenpeace avevano occupato l’impianto di trasformazione della soia
Moyresa/Bunge di Cartagena, per denunciare l’importazione in Spagna
di milioni di tonnellate di soia geneticamente modificata.
Greenpeace, nella stessa occasione, ha sollecitato la Bunge,
multinazionale metà brasiliana, metà americana il cui
quartier generale si trova a New York, a spostare il suo intero
business sul NON-ogm, più sicuro per la salute, più
apprezzato dai consumatori e reperibile senza difficoltà nel
mercato delle materie prime. E ha funzionato. La Moyresa, che
controlla il 70% della frantumazione della soia di Bunge in Spagna,
ha comunicato l’intenzione di convertire uno dei suoi 5 impianti
spagnoli – quello di Portugalete nei Paesi Baschi, appunto – in
impianto NON OGM.

“Anche Greenpeace Italia si è mobilitata contro gli
organismi geneticamente modificati”, ci dice Federica Ferrario,
responsabile della campagna Ogm di Greenpeace. “Proprio in questi
giorni è partito il nostro monitoraggio nei supermercati,
per scoprire quali prodotti li contengono e quali prodotti, invece,
li evitano. Per questo monitoraggio abbiamo bisogno dell’aiuto dei
consumatori, che invitiamo a diventare ‘detective OGM‘,
e a smascherare i prodotti “nascosti” tra gli scaffali del
supermercato. Attenzione a carne, uova e latticini: pur provenendo
da animali allevati con mangimi OGM, non devono sottostare ad alcun
obbligo di menzione in etichetta”.

Una preziosa guida agli OGM, già
on line nel sito di Greenpeace, raccoglierà le segnalazioni
dei neo detective. Occhi aperti, allora!

Paola Magni

 

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