Oltre la legge di gravità

Per andare “verso l’alto”, quel tanto che basta per riequilibrare la spinta verso il basso, bisogna diventare più leggeri, contrastando la forza di gravità

Chi di noi non si è accorto, una volta intrapreso il
terribile e affascinante cammino della crescita personale, che
siamo in bilico, per non dire in balìa, di diverse
forze?

Una volta che si comincia a fare attenzione alle molteplici
sfumature con cui quello che chiamiamo “io” si affaccia ogni giorno
alla vita quotidiana, si scopre, con sorpresa e disappunto, di
essere spesso diversi da come si vorrebbe e con aspetti addirittura
tra loro contradditori. Bennato aveva sottolineato molto bene
questa “presa di coscienza” nel testo di una sua celebre canzone:
“Un giorno credi di essere giusto e di essere un grande uomo; in un
altro ti svegli e devi… cominciare da zero! “.

Da esseri composti e complessi quali siamo, cominciamo così
a scoprire di avere componenti più dense e pesanti e altre
più sottili e leggere. Ci sono spinte, in noi, che ci
tengono molto ancorati alle necessità materiali – il bisogno
di sicurezza, di cibo, di affetto, di autoaffermazione – e ce ne
sono altre che ci spingono più in alto, al di sopra della
soglia della sopravvivenza, oltre addirittura i limiti di una
visione egoica dell’esistenza, verso realizzazioni creative, ideali
altruistici, aspirazioni spirituali.

Sono le due polarità del nostro essere nel cui ambito si
dipana la nostra esistenza. Un polo non è migliore
dell’altro, come tutti i “poli” entrambi sono necessari per sentire
di avere una vita piena e soddisfacente: “piedi ben saldi per terra
e testa alta verso il cielo”, questa, in molte culture tradizionali
è l’immagine dell’uomo realizzato.

Perché, allora, la realtà attorno a noi sembra
più dominata dalle motivazioni egoistiche, dai valori
materiali e tutto è spesso così difficile e pesante?
Perché…

 

Perché dobbiamo fare i conti
con le leggi del mondo in cui viviamo, una dimensione dominata
dalla legge di gravità. Andare verso il basso è
più facile e non richiede alcuno sforzo, andare verso
l’altro richiede un intervento diretto della volontà,
richiede impegno, richiede investimento di energia.

Per andare “verso l’alto”, quel tanto che basta per riequilibrare
la spinta verso il basso, bisogna diventare più leggeri,
liberandosi di tutta quella zavorra che il processo evolutivo ha
depositato in noi. La coscienza ha una storia molto lunga, e da
qualche parte nel nostro cervello sono ancora archiviati i ricordi
e i comportamenti di quando eravamo alle soglie della vita animale,
di quel lontano – ma neanche poi così tanto – passato in cui
la sopraffazione altrui era la condizione per la sopravvivenza.
Molti meccanismi e condizionamenti comportamentali oggi non sono
più necessari, ma scattano automatici quando sollecitati da
vecchi stimoli, e sono loro i veri ostacoli a una vita piena,
soddisfacente.

Per liberarsene basta avere un pizzico di attenzione in più
e abituarsi a non “reagire” in base ad automatismi, lasciandosi
guidare, quindi, dalla forza di gravità, ma imparare ad
“agire” in base alla situazione reale, ancorando il proprio
comportamento al presente, a scelte reali. Potrà forse
richiedere un po’ di fatica, ma ci farà sentire meno
pesanti, più proiettati verso un futuro costruito
consapevolmente.


Marcella Danon

 

Immagine: “Blue man” di Iona
Sharron

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