Oltre la mente razionale

Lo zen destruttura convenzioni, formalit

Lo zen non può essere spiegato razionalmente, come una
filosofia qualsiasi, e per parlarne adeguatamente sarebbe
più opportuno presentare una pagina bianca… Più se
ne parla meno si capisce, più si interrogano i maestri,
più si ricevono risposte sibilline destinate e confondere la
mente. Proprio per trascenderla.

Si racconta che, giunto in Cina, Bodhidarma fu condotto alla
presenza dell’imperatore Wu, ansioso di conoscere questo grande
saggio e, in fondo, di ricevere da lui la giusta lode per le sue
opere devote.

Chiese perciò a Bodhidarma: “Ho costruito templi, fatto
copiare scritture sacre, ordinato di convertire monaci e monache.
Vi è qualche merito nella mia condotta?”. Bodhidarma
rispose: “a”.

L’imperatore, alquanto sorpreso, pensò che una simile
risposta sconvolgeva tutto ciò che gli era stato insegnato,
perciò gli chiese ancora: “Quale è dunque la
verità santa, il primo principio?”. Bodhidarma rispose:
“Nell’immenso vuoto, di santo vi è a”. “Chi sei tu dunque
che mi sta dinnanzi?”. “a”.

Lo zen destruttura convenzioni, formalità, automatismi,
abitudini. Mira soprattutto a risvegliare e potenziare
facoltà non logiche, ma intuitive, dell’uomo.

L’intelletto conosce, ma è l’intuito che capisce.

Lo zen mira a trascendere la mente in quanto essa ragiona
dualisticamente – si o no, giusto o sbagliato, bello o brutto – e,
per sua natura, non può comprendere ciò che è
al di là del dualismo. Oltre la dialettica, l’opposizione,
la porta senza porta… esiste l’unità, la percezione della
totalità. E’ un percorso che va oltre il pensare, che si
esprime e realizza nell’azione, nel fare. E oltre l’azione e il
fare c’è il diventare, il vivere e l’essere.

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