Orchestra di Via Padova

Zone di periferia, abitate da immigrati di ogni razza ed età. Nasce l’Orchestra di Via Padova.

L’Orchestra di Via Padova è… un’ Orchesta Multietnica. Ecco l’incontro che
ho avuto con il direttore Massimo Latronico, ho potuto capire un
po’ di più. Buon ascolto!

Com’è nata l’idea di creare un’Orchestra
MultiEtnica?

Lo stimolo principale è stato il venire a vivere 3 anni
fa con la mia famiglia proprio in via Padova; per conoscere la via
non è necessario spostarsi molto, basta star fermi su un
muretto e ti accorgi del il mondo che ti passa davanti.
Persone che arrivano da ogni parte del globo: magreb, sud-america,
medioriente, cina……..l’idea è nata così, quasi
per gioco e con i giusti complici che mi hanno aiutato nel mettere
insieme le persone.

Potresti raccontarci qualcosa riguardo la composizione
dell’Orchestra?

L’Orchestra è attualmente composta da 16 elementi
provenienti da 9 differenti paesi. Alcuni strumenti musicali fanno
parte della tradizione specifica di un paese, il balafon e la kora
del centro africa, alcuni flauti del nord Europa per esempio; altri
sono strumenti moderni, comuni a molte culture come il violino,
sax, tromba, fisarmonica… di sicuro ognuno ha il proprio modo
di interpretare la musica, i linguaggi sono molto diversi ed il
suonare insieme non è stato così immediato: ogni
musicista dell’orchestra si è messo in gioco !

Il vostro primo lavoro si chiama “TUNJA'”, cosa
significa?

Tunja’ (si pronuncia tugnà) significa VERITA’. E’ una
parola in bambarà, uno degli 80 tra lingue e dialetti che si
parlano in Burkina Faso.
Il brano recita: “La verità sta nelle cose che si
costruiscono insieme…”.
Ci è sembrato adatto a quello che stiamo facendo.

Avete registrato l’album in presa diretta o i singoli
strumenti, assemblando tutto in un secondo momento?

Abbiamo prima registrato la ritmica con delle voci guida ed in
seguito, a strati, le altre sezioni. E’ stata più che altro
una scelta dettata da motivi tecnici. Molti erano abituati a
suonare in presa diretta, e questa scelta ha tolto da una parte un
po’ di energia ai brani, dall’altra ci ha permesso di giocare
ulteriormente sui livelli delle sezioni. Il risultato è
stato positivo grazie anche all’aiuto nella registrazione di
William Geroli e nel mixaggio di Stefano Barzan.
Comunque dal vivo riusciamo a tirar fuori il meglio di noi.

Hai in mente un cd LIVE?

Il prossimo sarà sicuramente in presa diretta… o
addirittura un Live,
perchè no!

Musica etnica a 360°, multirazziale. Quale paese ti
ha influenzato maggiormente dal lato musicale?

Ho avuto la fortuna di avere bravi maestri che non mi hanno
fossilizzato su un genere musicale.
Sono cresciuto ascoltando il sano e vecchio blues per poi passare
al jazz, bossanova… l’incontro con la musica del mediterraneo
(araba andalusa, balcanica,sud italia, kletzmer, rebetico…)
c’è stato una decina di anni fa. Un mondo antico da
esplorare fatto di sonorità e strumenti affascinanti.
Così mi sono innamorato del bouzouky e del laud spagnolo con
i quali ho incominciato a studiare questa musica. il resto lo hanno
fatto i Tri Muzike, settetto di musica mediterranea, con i quali
suono ormai da 6 anni.

Hai mai pensato di collaborare con le altre Orchestre
Italiane?

Con le altre orchestre siamo in contatto e proprio in questi
giorni abbiamo partecipato ad un bellissimo Festival a Terni,
organizzato dall’Arci, dove ogni sera suonava un’orchestra
diversa.

Dall’uscita dell’album avete fatto molti concerti e
molti altri ne farete. Pensate di esportare questa musica anche
all’estero?

In alcuni paesi Europei questa musica risulterebbe più
familiare perchè l’abitudine a mischiare i generi è
già diffusa ed ha radici storiche molto profonde; si pensi
alla Francia ed alla Spagna con tutto il loro passato di potenze
colonizzatrici. Il tessuto sociale di questi paesi è ben
diverso dal nostro.

Credi nell’ecoSOStenibilità della musica, che sia
in grado di sviluppare tematiche rivolte ad una migliore
vivibilità dell’ambiente?

Nel nostro piccolo abbiamo cercato di realizzare un cd a basso
impatto ambientale, senza supporti di plastica (eccetto la
pellicola di rivestimento). Tra i comportamenti ecologici metto
anche il rispetto per l’altro e per la sua storia.

Hai mai pensato di cimentarti nella composizione di
brani usando il tema della MUSICA TRADIZIONALE POPOLARE
ITALIANA?

L’unico brano che cantiamo in italiano è una composizione
di Donizetti (in realtà è in napoletano). La musica
tradizionale italiana è una ricca testimonianza di dialetti
e sonorità molto particolari e per noi è stato
più facile confrontarci con altre lingue perchè le
affrontavamo da un punto di vista musicale senza capire il
significato (non conosco ne’ l’arabo,ne’ il russo , ne’ tantomeno
il bambarà). La stessa facilità penso che la
troveranno i nostri cantanti quando dovranno cimentarsi con una
lingua che non gli appartiene ancora del tutto.

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