Ottimisti… in via di sviluppo

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La ricerca, condotta a livello mondiale e pubblicata qualche
giorno fa, rivela che gli abitanti dei Paesi in via di sviluppo
sono più disposti di quelli occidentali ad intraprendere
azioni concrete per salvaguardare il pianeta.

Il 56 per cento degli intervistati nelle economie emergenti,
infatti, è convinto che il cambiamento climatico avrà
un impatto diretto sulla propria vita – nelle economie sviluppate
scendiamo al 28 per cento.

Questa convinzione si ripercuote nelle scelte quotidiane, legate
ad esempio alla produzione e al consumo di energia: il 61 per cento
dei rispondenti, se (economicamente) possibile, si dice disposto a
scegliere un fornitore di energia che offra prodotti e servizi meno
impattanti; nei Paesi sviluppati la percentuale è del 30 per
cento.

Gli abitanti delle economie emergenti sembrano insomma
più ottimisti sulla possibilità di risolvere il
problema del riscaldamento globale (il 70 per cento contro il 48
per cento dei Paesi sviluppati) puntando ad esempio su risorse
alternative a quelle fossili, a cui in Occidente, forse, siamo
ormai abituati e che non riusciamo ad abbandonare.

Questo atteggiamento ottimista è positivo secondo Sergio
Nicolini, Executive Partner Energy per l’IGEM (Italia, Grecia, Est
Europa, Russia e Medio Oriente), che afferma: “I Paesi occidentali
non possono dare per scontato che guideranno le politiche e le
soluzioni per il cambiamento climatico. Gli investimenti per la
riduzione di CO2 saranno indirizzati verso consumatori più
coinvolti ed attivi e le economie capaci di adottare rapidamente
nuove tecnologie e implementare politiche di avanguardia”.

Chiara
Boracchi

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