Pablo A. Cuadra

da: La tierra prometida (1952)

…Voglio insegnarti, o figlio, i canti che il mio popolo ricevette
dai suoi antenati
quando attraversammo le terre e il mare
per insediarci presso i campi ove nasce cibo e libertà.

Qui forse, nel trascorrere del sole palpitò per la prima
volta il suo sangue
quando una vergine donzella si chinò a cogliere la
spiga,
quando per far nascere un sorriso, bastava un fiore.

Uomini valorosi ci hanno preceduti. Donne forti come i venti di
gennaio
che non cadono sotto l’ardente collera dell’astro
per nutrire dalle fondamenta il tuo resistere,
crescere nella tua parola come il granturco cresce alto come
l’uomo,
vegliare dai tuoi occhi decisi l’orizzonte intero della nostra
terra.

Essi accendevanò i falò dopo il lavoro
e qui ascoltai le strofe di quest’inno dei campi
che i nostri padri intonavano alla grandezza degli alberi
e che noi figli ripetemmo, anno per anno,
come uomini che tornano alla propria origine:

Oh terra! Oh verde viscera prigioniera delle mie viscere.
Il tuo nord finisce alla mia fronte
i tuoi mari bagnano di rumore d’oceano le mie orecchie
e formano, a colpi di sale, la mia statura.

Il tuo violento Sud di foreste alimenta la mia lontananza
e il tuo vento lo porto chiuso nel nido del mio petto,
le tue strade nel tatuaggio delle mie vene…

Sono nato nel calice delle tue grandi acque
e mi muovo attorno a dove l’amore nasce e si rinnova.

Oh antenato sole
oh sotterranea processione
di viali e di semine.
Vengo a visitare i tuoi silenzi,
terra familiare d’affettuosi calori
paterna e castigatrice,
terra lacustre sdraiata sulla luna
terra vulcano nella danza del fuoco.

E voi, alberi delle sponde
nidi dei piccoli figli del bosco
ali degli avvoltoi nel sole
manzi al pascolo, vipere sagaci,
datemi questo canto
questa parola immensa che non si raggiunge nel grido della
notte
né nell’urlo verticale della palma
né nel gemito stridente della stella.

Oh poter cogliere, cogliere con lo sguardo
l’eternità azzurra dello spazio
e la mite libertà degli orizzonti!…

Sei tu, colibrì,
uccello zenzontle, notturna civetta,
loquace pappagallino verde e nervoso
urraca vagabonda delle favole contadine,
sei tu, coniglio vivace,
tigre del monte, comadreja nascosta
tu, vecchio sciacallo delle bande,
volpe ladra,
cervo montano,
vecchio bue delle aie.
Sei tu, foresta senza confine!
Oh montagna senza sole,
lago senza onde!
Sei tu, capitana dei crepuscoli
nobile storia di polvere e alloro
avvenire di campi di grano e di bimbi!…

– Pablo A. Cuadra
Introduccion a la tierra prometida

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