Paesaggi interiori

“Landscapes from deepness”: tre giovani artiste internazionali a Montecastello, nei pressi di Pisa, tre mani diverse che parlano di “paesaggi interiori”.

Una poetica femminile che viaggia parallela sugli echi e sulle
corrispondenze, sui riflessi di un bacino mediterraneo che
s’avverte come influenza cosmica, bufera di archetipi e alchimie
sensibili.

Avvicinare tre universi pittorici che portano in sé iscritti
questi sentieri arcaici, primitivi, significa esporsi ad una
intensa esperienza sensoriale che passa attraverso la
pietrificazione del pigmento, del colore graffiato da cui affiora
la decorazione arcaica di un ordine assoluto e genetico, le strisce
di velluto appoggiate sulla deformazione dei corpi.

In equilibrio su relazioni antenate, tre artiste provenienti da
Paesi diversi hanno cercato un dialogo impossibile e radicale in
una mostra che ormai si è chiusa a Montecastello, pochi
chilometri da Pontedera (PI). Nella cornice di un rinascimento
abbandonato, in disuso, divorato dalle edere, stratificato dal
sangue delle viti americane, proprio della bellissima Villa
Torrigiani Malaspina, l’Associazione Culturale Telluris Associati
ha promosso Mancanze.

Letteria Giuffrè Pagano (Italia), Daphna Levi (Israele) e
Antonia Pilgrim (Inghilterra) hanno esposto la loro ultima ricerca
pittorica che ha come principale soggetto il corpo e il suo
movimento, invisibile interiore. Tra artiste la cui opera si
compenetra in un viaggio d’ingresso nella dimensione fisica
dell’essere umano. Si parte dalle deformazioni del corpo esteriore,
la penetrazione nella sua pesantezza immaginata da Antonia Pilgrim.
Per lei corpi di donna irriconoscibili, decomposti, improbabili
fisicità gravi in cui si replica la miseria anatomica degli
organi e che pure diventano trappole, ossessioni di stati
simbolici, in una immagine tesa tra l’occhio riflessivo e
l’impressività sensuale.
Superato il livello della carne in cui è visibilmente
presente l’influenza di Francis Bacon, padre comune alle tre
artiste, si entra nella dimensione dell’azione attraverso paesaggi
interni, proiezione esasperata, grida di organismi sordi, campo
visitato dalla ricerca di Letteria Giuffrè Pagano. La sua
è una implosione dei gangli vitali da cui si sprigiona
un’energia originaria, che può raggiungere la terrificante
realtà di stasi come agguato del tempo o involarsi in feroci
slanci verso la demistificazione della concezione mentale
discorsiva, che riporta ovviamente all’ultimo Buchner.
Attraversamenti di spazio come aghi a fendere le pareti cellulari,
a conficcarsi nei tessuti del cuore. Il cuore come luogo del
sentire, come crocifissione spaziale, come agonia rugghiante.

Oltre questo, oltre la perforazione della cellula e la
crocifissione del suo movimento primario, sta struttura, il
segreto, la genetica di ascendenze ai padri, della comunione di
popoli, di tribù, la pittura di Daphna Levi. Proliferazione,
moltiplicazione incontrollata, esponenziale, infinita, di un
ancestrale alfabeto autosignificante che riempie lo spazio e
intanto lo elimina lo gratta da se stesso fino a ridurlo
all’essenzialità del graffio, della scarnificazione
all’osso.
E’ questa la sintesi di un viaggio a ritroso nelle tracce che la
cultura lascia nel sangue e nei suoi codici.
Seguendo questa linea, questa via che si perde verso
l’inconoscibilità della voragine umana si arriva ad un
universo che si apre senza poter essere compreso, la cui presenza
si manifesta al livello del sensibile come “mancanza” appunto,
parola chiave e sintesi di questa mostra che in futuro dovrebbe
visitare anche gli altri Paesi originari delle giovani e davvero
interessanti pittrici.

Gian Maria Tosatti

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