Panorama a Impatto Zero

Per sei mesi uno dei settimanali più letti in Italia aderirà al progetto Impatto Zero di LifeGate per ridurre il proprio impatto ambientale e compensare le emissioni di CO2.

Se da qui ai prossimi sei mesi troverete su Panorama articoli
che non vi piacciono, incluso quello che state leggendo, almeno non
potrete dire che è uno spreco di carta. E nemmeno, se
possedete qualche rudimento di chimica, che abbiamo immesso
anidride carbonica nell’ambiente senza che ne sia valsa la
pena.

Infatti, tutto il processo di produzione del giornale, carta
colle e inchiostro compresi, sarà a Impatto Zero. Significa
che per sei mesi il giornale non contribuireà con il consumo
di energia all’effetto serra, dal momento che si impegna a far
piantare in Costa Rica un numero di alberi tale da assorbire la
stessa quantità di anidride carbonica (6.826.656 kg) emessa:
in totale, quasi 3 milioni di metri quadrati di foresta.

Per l’esattezza, Panorama aderisce al progetto di Lifegate,
piattaforma nata per promuovere uno stile di vita in cui convivono
profitti e rispetto per l’ambiente: se un’azienda vuole ridurre il
suo impatto sulla natura senza rinunciare a consumi di energia e
guadagni, può affidare a consulenti il compito di bilanciare
con la riforestazione le sue emissioni.

La richiesta di Panorama era: una ragionevole certezza che gli
alberi piantati venissero salvaguardati nel lungo periodo da
inquinamento, incendi e attacchi parassitari. Non solo, pure che
servissero a ricostituire ecosistemi con un alto grado di
biodiversità.

In seguito ad alcuni sopralluoghi nella penisola di Nicoya, in
Costa Rica, condotti da una squadra di esperti guidata da Simone
Molteni, direttore del programma Impatto Zero, sono state
individuate due aree ideali: la riserva Amistad Caribe e la Karen
Mogensen.

La fisionomia e la natura di questi luoghi e una serie di altre
circostanze favorevoli sembravano rispondere alle nostre esigenze:
il Costa Rica ha governi stabili che stanno sviluppando politiche
incentrate sulla tutela della biodiversità; nella zona dove
Panorama sta piantando alberi vivono 10 mila specie di piante
superiori e almeno 45 specie di animali a rischio di estinzione che
trarranno vantaggi da una riforestazione.

In base ai calcoli, l’area coperta dai nuovi alberi
coprirà una superficie di 2.963.196 mq. Così questo
terreno prima adibito all’allevamento brado di vacche
tornerà ricco di alberi e arbusti i cui nomi, dati dagli
indigeni, sono: Indio desnudo, Garrocho, Cedro, Aguacatillo,
Gallinazo, Platanillo, Lengua de vaca. E se le cose andranno
secondo i programmi, presto il sottobosco si ripopolerà di
felci, muschi e orchidee.

Gli alberi che stiamo piantando, ottenuti in vivaio a partire da
semi raccolti da alberi autoctoni, hanno età tra i 3 e i 5
anni. Sono cioè in forte accrescimento nella massa arborea,
dettaglio tutt’altro che irrilevante.

Infatti la capacità di assorbire anidride carbonica da
parte di un bosco varia a seconda di molti fattori: le specie, la
loro età, la stagione, l’intervento umano sul terreno. Un
albero giovane e in forte crescita assorbe molta anidride carbonica
per formare, attraverso la fotosintesi, zuccheri che diverranno
biomassa. Per questo l’anidride carbonica assorbita durante il
giorno è maggiore di quella emessa durante la notte:
insomma, ci aiutano a diminuire l’effetto serra.

Per boschi molto vecchi invece il bilancio è all’incirca
in pareggio: molte foglie cadono sul terreno e, decomponendosi,
rilasciano anidride carbonica.

Inoltre, osserva Antonio Raschi, ricercatore del Cnr-Ibimet che
con esperimenti pionieristici ha studiato l’effetto dell’anidride
carbonica sulla flora, quando gli alberi sono vecchi e dunque alti,
l’acqua viene pompata a fatica nelle foglie superiori: queste
allora chiudono gli stomi per ridurre l’evaporazione e dunque
assorbono meno CO2.

“Nel complesso, però, riforestare è sempre
positivo – precisa Raschi – un vecchio bosco è una sorta di
serbatoio di CO2. Gli alberi piantati bilanciano 5.595.620
chilogrammi di carta consumata in sei mesi, oltre a colla,
inchiostro, graffette, lastre d’alluminio, trasporto”.

Mancherebbero, in questo conto, gli sprechi di carta dentro la
redazione. A guardare la facilità con cui si stampano
documenti e pagine da internet, sembra che dovremmo aggiungere
qualche altro ettaro di foresta. Ma chissà che questa
iniziativa non insegni qualcosa anche a noi.

Luca Sciortino

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