Andare in vacanza: che stress!

Si spera che andare in vacanza sia una fonte di piacere. Molte volte preparare la vacanza diventa uno stress e non può che trasformarsi in una delusione

Come mai è spesso così stancante decidere dove andare in vacanza?

Decidere è sempre un’impresa faticosa e stressante perché significa scegliere di imboccare una strada piuttosto che un’altra. Decidere, dal latino “deciduo”= “taglio”, impone la rinuncia a qualcosa e, anche se si tratta di scegliere tra due piaceri – “andiamo al mare o in montagna?” -, è sempre fonte di stress.

A quali bisogni risponde una vacanza

Se immaginiamo una vacanza di più persone – moglie, marito, figli… – risulta chiaro che i desideri di ciascuno possono essere molto diversi da quelli degli altri. Riprendendo la “gerarchia dei bisogni di Maslow”, un noto studioso della motivazione umana, al di là dei bisogni di carattere fisiologico e di quelli relativi all’incolumità fisica, i bisogni all’origine di una vacanza sono strettamente legati alla stima di sé, all’esigenza di socializzare e alla necessità di esprimersi in pieno.

I “club vacanze” sembrano offrire una buona soluzione: rispondono al bisogno di “essere” uguali e vicini agli altri e quindi di “appartenere” e contemporaneamente a quella di fare cose diverse dagli altri per “mettersi alla prova” e per avere qualcosa di “particolare” da raccontare agli amici quando si tornerà a casa. La moda della vacanza “tutto compreso”, tuttavia, nasconde il rischio di appiattire il desiderio e la fantasia. Non c’è albergo che non proponga attrazioni e animazioni da riempire la giornata di chiunque, non resta spazio per la noia, ma purtroppo neanche quello per costruirsi una vacanza con le proprie mani, ascoltando davvero i propri bisogni.

Un consiglio per chi sta ancora decidendo cosa fare

Innanzitutto è meglio scegliere senza seguire le mode e possibilmente in armonia con la propria vita. La vacanza può permettere di staccare “la spina”, ma perché sia davvero rigenerante deve restare in equilibrio con il proprio modo di “essere”. Un errore frequente è quello di pensare alle vacanze come al “premio” tanto agognato dopo 11 mesi e mezzo di fatiche. Trascorrere 350 giorni l’anno pensando solo al lavoro, stressandosi e affaticandosi senza pace, carica la vacanza di aspettative insolvibili e ogni più piccola contrarietà, nei 15 “giorni di premio”, non può che trasformarsi in una grande delusione.

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