Perch

La spiegazione di questo fenomeno non

Nel 1995 Paul Crutzen, Mario Molina e Sherry Rowland ricevono il
premio Nobel per la chimica per aver scoperto i motivi per cui la
riduzione dello strato di ozono avviene in percentuali maggiori al
Polo Sud.
La spiegazione che loro danno del fenomeno è la
seguente:

Nel corso dell’inverno polare a causa delle temperature bassissime
raggiunte nella stratosfera (-80°C) si formano delle nuvole che
contengono acqua, acido nitrico allo stato solido, biossido di
azoto, metano e il cloro sottratto ai CFC dai raggi
ultravioletti.
Il cloro presente si combina però con gli altri componenti
presenti nelle nuvole rimanendo inerte.
Durante la primavera australe (il nostro autunno) queste nuvole
sono investite dai raggi ultravioletti (durante l’inverno australe
il sole non sorge) che causano una serie di reazioni chimiche.
Queste reazioni fanno sì che le molecole formatesi
precedentemente si scindano, liberando il cloro contenuto, cloro
che è libero di combinarsi con l’ozono presente
distruggendone grandi quantità.
Ad aggravare la situazione intervengono le correnti ad anello che
spirano nella stratosfera attorno al Polo Sud durante l’inverno
australe: con la loro velocità che può raggiungere i
400 Km/h impediscono il rifornimento di ozono “fresco” permettendo
così il ripetersi del fenomeno e il formarsi del “Buco
nell’Ozono”.

La ciclicità stagionale del fenomeno del buco dell’ozono
(durante la primavera australe) è stato ripetutamente
riscontrata durante le osservazione scientifiche effettuate dal
satellite Nimbus 7.

Un buco simile a quello australe, ma più piccolo
(assottigliamenti del 8% circa con massimi del 30%) è stato
rilevato anche al Polo Nord, ma esso non raggiunge le dimensioni di
quello australe, forse perché le correnti ad anello sono
meno violente e più discontinue.

Il “Buco Artico” però, pur essendo più piccolo,
implica una alta gravità in quanto si verifica in
prossimità di zone densamente popolate (nord Europa, Canada,
Russia, ecc.).

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