I crimini di natura finanziano la corruzione. Papa Francesco in Madagascar per la “cura del creato”

Le parole di papa Francesco sono “rivoluzionarie”. Nel suo viaggio in Africa si è speso per contrastare un mercato illegale di 213 miliardi di dollari l’anno. Quello del bracconaggio e dei crimini di natura.

La foresta pluviale che arrivava fino all’altopiano centrale è stata parzialmente bruciata per far spazio alle coltivazioni. La fauna è stata cacciata e commerciata illegalmente. Una distesa di risaie si perde a vista d’occhio, interrotta solamente da piccoli villaggi rossi con tetti di paglia. È questo il paesaggio che accoglie papa Francesco durante il viaggio in Madagascar.  Un tempo il paese era chiamato l’ottavo continente, una vera e propria isola verde. Oggi quel verde è stato sensibilmente ridotto.

papa francesco madagascar
Un tipico paesaggio del Madagascar © photosforyou / Pixabay

Il viaggio di papa Francesco

Quella in Madagascar è stata la seconda tappa del 31esimo viaggio apostolico di papa Francesco che dal 4 al 10 settembre l’ha portato in tre paesi del continente africano: Mozambico, Madagascar e Mauritius. Come ha ricordato il portavoce vaticano Matteo Bruni prima della partenza, il viaggio è stato organizzato sulle orme di papa Wojtyla “nel segno della riconciliazione e della cura del creato”.

La prima tappa è stata in Mozambico. In passato, il paese è stato duramente messo alla prova da un lungo conflitto armato che è durato circa 15 anni e in cui hanno perso la vita un milione di persone. Più recentemente è stato colpito dai cicloni Idai e Kenneth a poche settimane l’uno dall’altro, lasciando il paese in una grave crisi umanitaria.

Si è poi spostato in Madagascar, paese ricco dal punto di vista naturale ma segnato da un’estrema povertà, aspetti che il Pontefice ha definito legati. L’ultima tappa alle Mauritius è stata scelta proprio perché il paese è un “luogo di integrazione fra diverse etnie e culture”, frutto dell’approdo nell’isola di popolazioni provenienti da diversi luoghi, specialmente dall’India. 

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 C’è una sola e complessa crisi socio ambientale

Al suo arrivo in Madagascar, papa Francesco è stato accolto da un paesaggio segnato da profonde contraddizioni ambientali e sociali. L’estrema ricchezza naturale, che sarebbe dovuta essere un punto di forza del paese, si è trasformata in una vera e propria maledizione sociale. “Ogni anno il paese perde circa 200mila ettari di foreste”, ha dichiarato Philip Boyle, ambasciatore britannico in Madagascar.

In 60 anni il Paese ha perso il 40 per cento delle sue foreste a causa di esportazioni illegali di legname. Papa Francesco ha posto l’accento su come i crimini di natura siano drasticamente connessi a problematiche globali come la corruzione, andando addirittura oltre a quanto aveva scritto nell’enciclica Laudato si’ quattro anni fa, quando aveva affrontato le due tematiche come separate.

C’è una parola che devo dire e che sta alla base dello sfruttamento ambientale. […] E la parola brutta, brutta è corruzione.Papa Francesco

Un collegamento riconosciuto anche da Transparency International, la più grande organizzazione a livello globale che si occupa di prevenire e contrastare la corruzione, che ha classificato i crimini di natura come causa diretta dell’estrema corruzione in atto nel paese. Infatti, in Madagascar la società è divisa: secondo la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il 90 per cento degli abitanti vive con meno di due dollari al giorno, mentre una piccola élite continua ad arricchirsi sulle spalle della natura e della popolazione.

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“Si tratta di andare avanti con quell’atteggiamento costruttivo che spinge a incentivare una conversione ecologica integrale”, ha dichiarato il Papa. “Tale conversione mira non solo a evitare terribili fenomeni climatici e grandi disastri naturali, ma cerca anche di promuovere un cambiamento negli stili di vita, in modo che la crescita economica possa davvero giovare a tutti, senza correre il rischio di provocare catastrofi ecologiche o gravi crisi sociali”.


Ed è proprio un cambiamento nello stile di vita la richiesta che il Pontefice ha fatto al governo malgascio. Papa Francesco ha proposto la creazione di nuovi posti di lavoro per dare un’alternativa legale a coloro che oggi sopravvivono grazie alla deforestazione. Ha poi proseguito chiedendo una migliore distribuzione del reddito per permettere a tutti gli abitanti di decidere autonomamente per il loro futuro, senza più essere schiavi di un sistema profondamente corrotto.

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Il deterioramento di quella biodiversità compromette il futuro della nazione e della Terra, la nostra casa comunePapa Francesco

Secondo lo Un Environment, l’agenzia delle Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente, i crimini di natura sono il quarto mercato illegale al mondo, con un fatturato di 213 miliardi di dollari l’anno, circa 190 miliardi di euro. Li precedono il traffico di droga, il mercato dei beni contraffatti e il traffico di esseri umani e negli anni hanno persino sorpassato il traffico illegale di armi. Tuttavia, come riporta anche l’organizzazione ambientalista Wwf nel dossier Bracconaggio connection, al contrario degli altri quattro mercati, non godono della stessa attenzione da parte delle autorità, le pene non vengono quasi mai implementate e c’è ancora una certa cecità internazionale sulle conseguenze umanitarie indirette che i crimini ambientali portano con sé.

Per questo l’intervento di papa Francesco può definirsi rivoluzionario: per la prima volta il Pontefice ha riconosciuto la deforestazione e il bracconaggio come cause dirette della povertà e dell’instabilità di un paese, collegandole a crimini come la corruzione. Inoltre, getta le basi per un dialogo molto più ampio che si spera venga affrontato durante il prossimo Sinodo dei Vescovi, dedicato all’Amazzonia, che si terrà a ottobre di quest’anno.

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