Perù: stato di emergenza in Amazzonia

Il governo peruviano ha dichiarato lo stato di emergenza nella parte di foresta amazzonica che confina con l’Ecuador. La compagnia argentina Pluspetrol, che opera in quella regione dal 2001, ha 90 giorni di tempo per pulire la zona contaminata dal petrolio.

Il Perù ha dichiarato lo
stato di emergenza ambientale
in quella parte di foresta
pluviale che si trova nella regione nordorientale del paese, ma ai
margini occidentali dell’Amazzonia, dove scorre il fiume
Pastaza
.

 

Per decenni quest’area è stata sfruttata da diverse
compagnie petrolifere, anche se il governo peruviano punta il dito
contro l’argentina Pluspetrol che dal 2001 ha preso il posto
dell’Occidental Petroleum che, a sua volta, cominciò le
trivellazioni nel 1971.

 

Il ministro dell’Ambiente
Manuel Pulgar-Vidal
ha dato 90 giorni di tempo alla Pluspetrol
per ripulire l’area contaminata e ridurre i rischi per la salute
della popolazione locale.

 

Le comunità Achuar e Kichwa che vivono sulle rive del
Pastaza, al confine con l’Ecuador, da anni hanno cercato di
richiamare l’attenzione sul problema dell’inquinamento nella
regione: i test ufficiali effettuati a febbraio e marzo hanno
confermato le richieste degli abitanti svelando la presenza di alti
tassi di bario, piombo, cromo e derivati del petrolio nel
suolo.

 

Finora i governi che si sono succeduti al potere hanno fallito
nel trovare una soluzione al problema, anche se la Pluspetrol
è stata sanzionata più volte negli ultimi anni.
L’ultima condanna risale a gennaio e ammonta a 11 milioni di
dollari (8,6 milioni di euro) per non aver bonificato correttamente
un’area che si trova all’interno del parco Pacaya Samiria, il più
grande del Perù, in seguito a uno sversamento di
petrolio.

Anche l’esecutivo in carica, però, non sembra voler cambiare
rotta per prevenire e impedire altri danni ambientali: quest’anno
è prevista la concessione di 29 nuove autorizzazioni per
l’estrazione di gas e petrolio.

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