Pesticidi: a quando un codice per il corretto utilizzo?

Tra gli argomenti in agenda nell’ultimo Congresso biennale della FAO, non si ha avuto la discussione del nuovo codice di condotta per l’uso e la distribuzione dei pesticidi.

L’organizzazione PAN (Pesticide Action Network), che da anni si
batte contro l’uso indiscriminato dei pesticidi in agricoltura e in
particolare nei Paesi del Sud del Mondo, ha denunciato che “Durante
gli ultimi due anni, l’uso di pesticidi in agricoltura ha causato
oltre 50 decessi nelle piantagioni di cotone del Benin e 16 in
quelle di arachidi del Senegal. In Perù 24 bambini sono
morti dopo che sostanze chimiche erano finite nel cibo distribuito
in una scuola di un villaggio”. Inoltre il facile accesso, nei
paesi poveri, di prodotti considerati dalla nostra legislazione
“pericolosi”, favorisce milioni di tentativi di suicidio, che
finiscono tragicamente anche perché non si conoscono i
prodotti, i loro effetti e non esistono antidoti.

Il trentunesimo Congresso FAO, tenutosi nel novembre 2001, aveva,
tra gli scopi, quello di rivedere il codice di condotta per l’uso e
la distribuzione dei pesticidi, negoziato nel 1985 ed emendato nel
1989.

Le morti e le malattie (si parla di venticinque milioni di persone
avvelenate ogni anno) dovute all’utilizzo di antiparassitari,
specie nel Terzo Mondo, imporrebbero un’azione mirata e urgente. Il
nuovo codice doveva colmare le lacune della versione attuale che,
ad esempio, non prende in considerazione stoccaggio e smaltimento
di antiparassitari obsoleti, non riconosce il valore delle
coltivazioni biologiche e non prevede il divieto di utilizzo degli
antiparassitari più tossici nei PVS (Paesi in via di
sviluppo).
Quest’ultimo punto è stato inserito nella convenzione
mondiale per il bando internazionale dei Pops (persistent organic
pollutants), siglata a Stoccolma nel maggio 2001, da 121 paesi tra
cui Stati Uniti.

Eppure il codice in discussione non è stato revisionato. La
conferenza ha ritenuto, infatti, più importante proteggere i
brevetti delle aziende produttrici che vedrebbero, nel divulgare le
informazioni in merito agli effetti sulla salute e sull’ambiente
dei loro prodotti, una violazione dei diritti di proprietà
intellettuale regolamentati dal Trips (Trade Related Intellectual
Property Rights). Non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di
un mercato mondiale da trenta miliardi di dollari l’anno, in mano a
dieci multinazionali chimiche.

La FAO è stata invitata a mettere in agenda nuovi incontri,
al fine di trovare una soluzione accettabile entro la data della
prossima riunione del Consiglio prevista per novembre 2002. Nel
frattempo ha autorizzato ad adottare una versione modificata del
codice, che includerebbe la protezione di dati, in attesa di
emanare quello definitivo.

Betty Paje’

Articoli correlati