Carlo Petrini, la ricetta per uscire dalla crisi

Parte dalla profonda crisi economica che l’Occidente si trova ad affrontare, la disamina di Carlo Petrini, vista come: “nuova opportunità”, perché dà spazio al consolidarsi di nuovi valori.

L’acceso intervento del fondatore di Slow
Food
al Salone del Gusto 2012 e Terra
Madre
, ha toccato i più svariati temi, oggi di
estrema attualità. Parte dalla profonda crisi economica che
l’Occidente si trova ad affrontare, la disamina di Carlo Petrini,
vista come: “nuova opportunità”, perché dà
spazio al consolidarsi di nuovi valori: “La lotta allo spreco,
l’equità, l’attenzione alla biodiversità”, tutti
valori che, secondo Petrini: “porteranno benefici e
opportunità per uscire dalla crisi”.

 

Ne è esempio ciò che sta accadendo oggi in
Africa, dove nazioni estere e multinazionali acquistano enormi
appezzamenti di terreno per la produzione di cibo e biocarburanti
per i Paesi d’origine. È il land grabbing, quello che
Petrini definisce come: “Una nuova forma di
colonialismo
, peggiore di quello dei secoli passati,
perché toglie le terre ai contadini. Ad
oggi sono stati venduti 80 milioni di ettari di terreno. Se si
vuole riservare un futuro all’Africa, dobbiamo fermare tutto
questo”.

 

Ecco allora l’importanza di esempi virtuosi presentati proprio
al Salone del Gusto, che aiutano le popolazioni indigene nella
produzione sostenibile di prodotti quali caffè,
cacao
e che assicurano un compenso equo e progetti sociali
nei luoghi di produzione.

 

“Abbiamo l’obbligo di restituire – spiega un
appassionato Petrini
– portiamo sulle spalle la
responsabilità di altri che per due secoli hanno rapinato
l’Africa. Il concetto di restituzione diventa così
liberatorio, perché più si restituisce più
cresce l’amicizia, che crea coesione sociale, che dà infine
dignità a questi popoli”.

 

Una sorta di nuova coscienza sociale, un passaggio obbligato
che cambi il nostro modo di essere consumatori: “non possiamo
più permetterci di essere consumatori passivi – spiega il
fondatore di Slow Food – ma dobbiamo diventare
co-produttori.
Dobbiamo pretendere di conoscere tutto su
di un certo bene, dove e come è stato prodotto. Solo
così potremo creare un vero processo di coesione e di
pace”.

 

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