Petrolio made in Italy, non sia mai

Migliaia di persone hanno manifestato a Pescara contro il progetto di trivellazioni petrolifere “Ombrina Mare”, nell’Adriatico. La protesta degli abruzzesi esprime un disagio comune causato dal decreto Sviluppo del governo che autorizza la ricerca di petrolio su terra e in mare.

Una manifestazione ambientalista come non se ne vedevano da
anni si è tenuta sabato 13 aprile a Pescara, in Abruzzo.
40mila persone – 10mila per la Questura – si sono date appuntamento
al porto della città abruzzese per esprimere il proprio
dissenso nei confronti del progetto “Ombrina mare” il cui scopo
è condurre esplorazioni petrolifere nel mare Adriatico, a
pochi chilometri dalla Costa dei Trabocchi, in provincia di
Chieti.

 

La manifestazione “No petrolio” ha visto l’adesione e la
partecipazione di 267 soggetti: dalle associazioni ambientaliste ai
partiti, dalle amministrazioni del territorio ai sindacati. In una
situazione politica di divisione e di stallo come quella che stiamo
vivendo, è sembrato qualcosa di eccezionale vedere persone
provenienti da settori della società così diversi tra
loro, insieme per una causa comune.

 

A creare questo clima di unità ci ha pensato il decreto
Sviluppo (convertito in legge il 7
agosto 2012, n. 134
) del governo Monti che concede a decine di
compagnie petrolifere l’autorizzazione di condurre attività di
esplorazione alla ricerca di combustibili fossili, sia sulla
terraferma che vicino alla costa, al fine di raddoppiare la
produzione nazionale di idrocarburi nel giro di pochi anni.

 

“Il progetto ‘Ombrina mare’ è molto rischioso non solo
per l’ambiente ma anche per il futuro dell’economia turistica e
della pesca della regione e per questo va fermato”
si legge sul sito del Wwf Abruzzo
. Secondo il presidente
regionale dell’organizzazione, Luciano Di Tizio, bisogna attivarsi
da subito “affinché politici e istituzioni si impegnino a
evitare la deriva petrolifera. Nell’immediato è necessario
imporre il limite di dodici miglia dalla costa –
non valido per le attività già in corso
prima
dell’introduzione del decreto – per le attività delle
piattaforme, ma in futuro bisogna bloccare l’estrazione di petrolio
nell’Adriatico”.

Costa dei Trabocchi

Per raggiungere questo risultato, i manifestanti non chiedono
altro che l’applicazione di una un progetto di legge del 2001 che
prevede la trasformazione dell’intera area della Costa dei
Trabocchi (nella foto grande) in un parco nazionale vista la sua
ricchezza in termini di biodiversità. Una soluzione a portata
di mano che fermerebbe da un giorno all’altro qualsiasi
attività che possa deteriorare l’ecosistema.

 

Per approfondire il tema, anomalie che rendono il nostro paese
un vero e proprio paradiso per i petrolieri. Come le royalties che
le società devono pagare allo stato per condurre attività
di ricerca ed estrazione che, per fare un esempio, in Norvegia
preleva fino al 78 per cento tra diritti e compensazioni
ambientali, nel Regno Unito si va dal 32 al 50 per cento. In Italia
ci si ferma a un esiguo 7 per cento.

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