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Per sfruttare l’energia dal vento in Italia, sono meglio gli impianti di piccola taglia, più facili da realizzare con consenso di cittadini ed enti locali. Lo dimostra uno studio realizzato…

Per sfruttare l’energia dal vento in Italia, sono meglio gli
impianti di piccola taglia, più facili da realizzare con
consenso di cittadini ed enti locali. Lo dimostra uno studio
realizzato dalla società pubblica di ricerca Rse (Ricerca
Sistema Energetico) presentato in un convegno a Castello Ducale di
Bisaccia (Avellino), dove quasi vent’anni fa furono installate
alcune tra le prime pale eoliche d’Italia.

Sono state analizzate le opinioni dei vari portatori d’interesse a
livello nazionale e locale, sindaci, ambientalisti e associazioni
di categoria.

Bisogna puntare su piccoli progetti condivisi e pensati su misura
per l’economia del territorio, commisurati alle esigenze delle
realtà locali in cui nascono.

“Con il nostro studio abbiamo cercato di capire a quali condizioni
le fonti rinnovabili possono fare da volano allo sviluppo di
territori spesso disagiati – afferma Cristina Cavicchioli, esperta
di Rse nel campo dell’accettabilità sociale delle fonti
energetiche – mentre abbiamo verificato che i progetti faraonici
spesso non funzionano. E’ molto meglio puntare su progetti
condivisi e pensati su misura per l’economia del territorio:
così si evitano opposizioni e lungaggini amministrative che
potrebbero rallentarne la realizzazione”.

Una volta funzionante, l’impianto eolico può esprimere tutte
le sue potenzialità, dimostrandosi un vero volano per
l’economia del territorio. “Basti pensare all’esempio virtuoso del
Comune di Santa Luce in provincia di Pisa – conclude la Cavicchioli
– che grazie alle royalties incassate dagli impianti eolici, il
Comune ha potuto investire su fotovoltaico, carburanti bio,
biomasse e altri interventi mirati alla sostenibilità
energetica, innescando un circolo virtuoso che ha portato anche
nuovi posti di lavoro”.

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