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Negli ultimi due giorni non sono state prese decisioni incisive. Pi

Ancora nessun passo avanti per quanto riguarda la politica dello
sviluppo dell’energia rinnovabile. Mentre l’Europa vorrebbe avere
il 15% del fabbisogno di energia da fonti rinnovabili, cioè
soprattutto dal sole e dal vento, entro il 2010, gli USA non ne
vogliono sapere perché troppo costoso. Alcuni paesi non
industrializzati mettono la clausola che nella categoria fonti
rinnovabili si includano anche l’idroelettrico ottenuto con le
grandi dighe. A parte il fatto che la costruzione delle grandi
dighe ha sempre un impatto ambientale pesante, si anerebbe
l’obiettivo, perché già tre anni fa con
l’idroelettrico inteso come fonte rinnovabile, l’obiettivo era
quasi raggiunto (mancava l’1,1%).

Sempre gli USA si oppongono a fissare il 2015 come anno in cui il
numero delle persone che non hanno accesso a sufficiente acqua
pulita dovrebbe essere dimezzato. Considerano troppo alti gli
sforzi da compiere per un obiettivo di questo tipo, mentre l’Europa
si dichiara disponibile di aumentare ancora le risorse finanziarie
in questo settore pur essendo già adesso il principale
contribuente mondiale.

Ieri un’intesa non meglio precisata sul commercio e sui nuovi
modelli di consumo e produzione a minor impatto ambientale.
L’accordo sulla biodiversità è stato confermato, ma
significa un annacquamento rispetto a sei mesi fa: allora i paesi
industrializzati si erano impegnati a dimezzare il ritmo con cui
piante e animali stanno scomparendo, adesso si parla genericamente
di interventi per una significativa riduzione del tasso di
estinzione entro il 2010.

Infine a sorpresa un’aperta critica da parte di Tony Blair a Bush:
il paese che inquina più di tutti dovrebbe firmare il
protocollo di Kyoto, ha detto, e “crescita economica e protezione
dell’ambiente sono compatibili. Basta cambiare rotta in quello che
intendiamo fino ad oggi per scienza e tecnologia…”

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