Placebo Project, dare forma all’invisibile

Anthony Dunne and Fiona Raby, designer inglesi, producono oggetti sconosciuti, che all’apparenza non sembrano avere scopi pratici, perlomeno nessuno di quelli che noi attribuiamo agli apparecchi che abbiamo in casa. Ecco di cosa si tratta.

“Gli oggetti elettronici non sono solo ‘gradevoli’. Il fatto di
poterli immaginare nel loro aspetto subconscio piuttosto che nelle
forme permette di esplorarne nuove interpretazioni. Per esempio
facendo interagire gli oggetti con i campi elettromagnetici li
integriamo maggiormente allo spazio e all’uomo, che è privo
di tali percezioni. E’ questa la loro nuova
particolarità”.

Da questa idea nasce il “Placebo Project”: una ricerca delle
reazioni, dei comportamenti delle persone, che circondandosi
normalmente di apparecchiature elettroniche (televisore,
videoregistratore, lampade, solo per citarne alcune) vivono
più o meno consapevolmente a contatto con campi
elettromagnetici.
I progettisti hanno affidato otto loro prototipi ad altrettanti
volontari per indagarne le reazioni. Gli oggetti, semplici nella
forma e nei materiali, reagiscono all’ambiente circostante in modo
inaspettato.
Gli effetti inaspettati prodotti da queste apparecchiature si
traducono nella “vita segreta dei prodotti elettronici”.
Dimostrando collateralmente anche che nella realtà di tutti
i giorni gli oggetti possono realizzare funzioni non immaginate dai
produttori.

La lampada “Parasite Light” si accende e regola la propria
luminosità “succhiando” le onde dei campi elettromagnetici,
così come farebbe appunto un parassita. Gli aghi del
“Compass Table” si muoveranno in tutte le direzioni non appena si
appoggerà sul piano del tavolo un telefono cellulare o un
computer portatile. Quando la sedia “Nipple Chair” sarà
posizionata all’interno di un campo elettromagnetico, chi vi si
siederà sarà avvertito della presenza di radiazioni
da due aghi che vibreranno nello schienale.

Il design di ricerca sperimentale è uno stadio preliminare
dell’atto del design progettuale vero e proprio.
In questo caso lo scopo della ricerca è quella di scoprire
il rapporto tra l’oggetto sconosciuto e l’utente. Il design di
conseguenza si occuperà di risolvere i problemi, di dare
soluzioni. Per cui se adesso con il “Placebo Project” si indaga,
attraverso dei prototipi, sul comportamento e sulle reazioni degli
utenti, il prossimo passo sarà quello di fornire un’adeguata
protezione da queste radiazioni elettromagnetiche.

Tomaso
Scotti

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Artplayfactory

Un gruppo di giovani creative realizza luci, gioielli, mobili e ambientazioni. Il recupero, la valorizzazione di processi lavorativi inusuali e l’impiego, a volte ironico, di materiali non conformistici sono i caratteri principali della loro ricerca.