Pongelli Bucci, vino a misura d’uomo

“Ogni tanto gli telefono”. A chi? “Al vino, per sapere come sta”. Pongelli Bucci, da vent’anni nelle zone alte delle classifiche enologiche internazionali,

…elegante senza ostentare, vivace verve aristocratica in cui
ben traspare la saggezza contadina. Il vignaiolo marchigiano
insegna all?università, è consulente per la moda e il
design, e vive prevalentemente a Milano. La sua discesa in campo,
nel vero senso della parola, la fa quando la campagna
effettivamente chiama, quando le decisioni vanno prese guardando in
faccia filari e grappoli. E naturalmente i fidati contadini con cui
fa squadra. ?Per il resto?, dice, ?bisogna lasciar fare alla
natura, anche in cantina. Il vino deve fare il suo percorso
evolutivo senza essere stressato dall?eccessivo manomettere.
Insomma, niente assaggi continui, spostamenti, aggiunte, travasi,
affanni. Perciò mi limito a telefonare al mio fedele
cantiniere per sapere come vanno le cose. Il lavoro grosso, quello
vero, va fatto prima, tra le zolle?. Ecco il punto: nei 26 ettari
di vigneti, inseriti nei 400 ettari dell?azienda, c?è una
dedizione artigianale scrupolosa, di gente che conosce esigenze,
carattere e potenzialità di ogni pianta. E questo vale per
tutti i suoi prodotti agricoli. ?Sono i singoli contadini i veri
custodi del territorio?, dice il produttore marchigiano, che ha
cominciato a occuparsi della sua campagna per davvero e in modo
professionale all?età di 13 anni. ?Sono nato da genitori
anziani, ho dovuto lavorare presto?.

Lui, Ampelio, per rispettare terra e ambiente, manco a dirlo
pratica l?agricoltura biologica. Ben certificata, pur se i pezzi di
carta non servono. ?Nella storia e nella filosofia della nostra
famiglia, contadina da 400 anni, chimica e affini non hanno mai
attecchito?.

Bucci è il re del Verdicchio, il bianco principe delle
Marche, ma vi segnaliamo un suo vino rosso, il Tenuta Pongelli, mix
di montepulciano e sangiovese, uve di vigneti che hanno mezzo
secolo, tenuti come pezzi d?antiquariato. Rubino inteso, profuma di
ciliegie e prugne, di cuoio e di tabacco. In bocca resta a lungo il
buon gusto di frutta, con un tannino che ne arricchisce
corposità e persistenza. Si può anche servire fresco,
rendendolo adatto a molti piatti di pesce. Uno strappo alla
tradizione che vale la pena di fare. www.villabucci.com

A cura de “Il Mio Vino”

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