Prendere coscienza del corpo per meditare meglio

Una delle buone meditazioni iniziali parte dal nostro corpo, per farlo uscire dall’oscurità dell’ignoto. Solo in così si può prendere coscienza del corpo

Per meditare è utile mettersi comodi, e ascoltare il respiro. Quando si percepisce il ritmo del respiro, si prende coscienza del corpo e ci si rende conto che respiro e ritmo riempiono il corpo. Non solo i polmoni ma tutto il corpo.

Lo scopo di questa meditazione consiste nel rendersi conto di tutto il corpo. E di quale posizione il corpo prenda automaticamente. Tutto il corpo, ovvero le sue varie parti, con le relative varie posizioni: come sono messe le spalle, la testa, il ventre, il petto. E se ci sono contrazioni, tensioni, squilibri per ogni parte.

Si osservi senza modificare a è bene vedere tutto così com’è. Si osservi, si contempli come spettatori stupefatti. Ma non si agisca.

Aver preso contatto con il nostro corpo, ne rende consci i meccanismi: cioè, le abitudini. Sono le abitudini che producono i difetti e le future malattie. E’ utile prendere nota mentalmente della posizione delle varie parti del corpo. Perché prendere coscienza del corpo vuol dire iniziare ad avere la padronanza di esso. E questo favorirà la futura possibilità di modificare le abitudini, di correggere i difetti, di conservare la salute; ma anche di guarire facilmente alcune disturbi o malattie. Questa è solo una premessa che consente di intuire anche la responsabilità dell’essere non solo i proprietari ma anche i padroni del nostro corpo e di ogni suo aspetto vivente: in fondo, un po’ come diventare la divinità per le piccole vite che ci animano.

Avendo coscienza della posizione del corpo e del ritmo del respiro, si termini – dolcemente – la meditazione. Questa meditazione è introduttiva alle tecniche meditative yoga (indiane) e buddiste zen (giapponesi).

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