Raccolta differenziata

Prevenire è meglio che curare

Ecoefficienza e rispetto per l’ambiente. E’ questa la direzione di molte aziende italiane che producono imballaggi per prodotti che acquistiamo, ogni giorno, al supermercato. Lo dice il Dossier Prevenzione 2007 del CONAI.

Come si fa a diminuire l’impatto che, ad esempio, una
bottiglia
di acqua minerale vuota o un flacone di
ammorbidente hanno sull’ambiente? Ce lo racconta il CONAI
(Consorzio per il recupero degli Imballaggi) nell’ultimo Dossier
Prevenzione 2007 – il terzo dopo quelli del 2001 e del 2004 –
pubblicato in concomitanza col suo decimo anniversario.


“Prevenire”
significa mettere in atto tutte le

strategie possibili
per ridurre gli impatti
che gli imballaggi esercitano sull’ambiente quando diventano
rifiuti, come richiesto sia dalle normative europee (la “Direttiva
Imballaggi”, 94/62/CE e successive modifiche, che prevede
soprattutto una riduzione quantitativa del peso e del volume degli
imballaggi stessi), sia nazionali (con il D.Lgs. 3 aprile 2006; n.
152, relativo alla prevenzione e alla gestione degli
imballaggi).

Il CONAI ha così presentato nel Dossier una decina di
strumenti per ottenere imballaggi più ecoefficienti:

– Riduzione quantitativa, ovvero riduzione in peso e
volume del materiale impiegato per produrre gli imballaggi;
– Riutilizzo dell’imballaggio, specialmente a livello locale.

Riciclo
, cioè raccolta dei rifiuti di
imballaggio per avere materia seconda da reimmettere nei cicli di
produzione;
– Razionalizzazione dei trasporti, in modo da emettere meno CO2
possibile;
– Rendere ecoefficiente il processo di fabbricazione;
– Rendere ecoefficiente la filiera di raccolta, selezione, recupero
e riciclo degli imballaggi buttati;
– Razionalizzazione della filiera di produzione, trasporto e
distribuzione dell’imballaggio, con un’integrazione tra settore
primario, secondario e terziario;
– Risparmio energetico, ossia ridurre le emissioni in atmosfera
utilizzando, per la fabbricazione degli imballaggi, o meno energia
(quindi razionalizzandone l’utilizzo), o sfruttando fonti
energetiche alternative;
– Innovazione tecnologica, ovvero promuovere lo sviluppo di
imballaggi ecoefficienti;
– Favorire l’efficienza della differenziazione dei rifiuti (tra
umido e imballaggi)

La complessità dell’analisi e delle strategie è
spiegata dal mutamento, negli ultimi anni, della struttura
familiare: per i dati ISTAT del 2006, infatti, il 26% delle
famiglie italiane è unipersonale, il 28% è composto
da due persone e solo il 39% conta almeno tre membri. Questo, in
parole povere, significa una netta diminuzione, sul mercato, delle
confezioni “formato famiglia” (meno imballaggi, più
prodotto) ed un aumento del consumo dei formati monodose o ridotti
(più imballaggio, meno prodotto), con conseguenti problemi
di smaltimento.

Il monitoraggio di circa 70 aziende, dunque, che hanno segnalato
a partire da fine 2006 i loro casi di eccellenza e le strategie di
prevenzione messe in atto, ha dimostrato che conciliare lo stile di
vita attuale con una maggiore attenzione verso l’ambiente è
possile. E con ottimi risultati. Parola di CONAI.


Chiara Boracchi

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