Prima puntata della nuova stagione: Natural Mystic

Inizia una nuova stagione di Natural Mystic.

Mistica naturale. “Natural mystic”. Chi la segue, la
trasmissione, lo sa. E magari s’indispettirà per la domanda.
Ma, per chi non la segue: da cosa nasce il titolo della
trasmissione LifeGate Radio del martedì sera?

Ed è
vero, Francesco, che l’incontro con Bunna è stato
casuale?
Più o meno. Ho intervistato gli Africa
Unite un paio di volte per la nostra radio prima di iniziare questo
programma e c’è stato subito un grande feeling. Questo
perché Bunna incarna lo spirito del reggae e della cultura
che vi gira intorno nella maniera perfetta. Una persona, colta,
disponibile, generosa, umile. I nostri caratteri hanno legato, e
dopo una nuova chiaccherata è nato il programma. Però
facciamo un passo indietro. Quando avevo 8 anni papà mi
chiese di tradurgli i testi di Exodus, (l’album di Bob Marley del
1977) che mi cambiò la vita; forse ero un po’ troppo
giovane, visto l’impegno semantico e i temi trattati, ma oggi gli
sono grato. Il disco iniziava con quel morbido giro di basso e le
parole che ormai tutti conoscono: “There’s a Natural Mystic blowing
thru the air, if you listen carefully now you will hear…”

E’ quella sensazione che provi quando stai bene, quando ti
capisci senza parlare, quando c’è molta spiritualità
e coinvolgimento. Ed è la sensazione che ho provato e provo
ogni volta che entro in studio o salgo su un palco con Bunna. Con
gli ascoltatori e il pubblico cerchiamo un coinvolgimento pieno, ci
piace immaginarci seduto attorno a un fuoco con tutte le persone
attorno e non dietro un microfono, per far arrivare nell’autoradio
quel senso di condivisione e unità che sta alla base del
reggae. Poi, si sa, LifeGate Radio si occupa di
ecosostenibilità: il titolo è venuto…
“naturale”.

“Seguire” mi pare proprio il termine giusto, per
questo genere di musica. Che solo musica non è, vero? E’
più uno spirito, una sensazione, e, per molti abitanti delle
isole caraibiche, qualcosa di ancora più
pervasivo.

E’ uno stile di vita, che per molti sfocia nella
spiritualità, nella religione, nell’alimentazione e nel modo
di interagire con gli altri. Bunna e io non siamo Ras-ta-Fari, ma
condividiamo molti dei precetti di questa religione (che poi come
dicevamo è più uno stile di vita). Il reggae è
la musica nazionale, la folk music di molti paesi caraibici, del
Centro-Sudamerica e anche dell’Africa, è nell’era
postmoderna il blues di 100 anni fa. Mischiando ritmi ancestrali e
sperimentazioni tecnologiche è diventata per molti giovani
un suono transnazionale che unisce coloro che credono in un ritorno
all’amore verso le cose primarie come la vita in simbiosi con la
natura, il recupero dei valori di base, l’alimentazione sana.

Ecco perchè il reggae ha questo potere di pervadere
tutti, a prescindere da estrazione sociale, politica o colore della
pelle.

Una ragazza che balla “Jammin” su di una spiaggia in Sardegna,
un gruppo di giovani manifestanti che intonano “Get Up stand Up”,
una coppia che si guarda negli occhi sulle note del “Lovers Rock”
di Dennis Brown….

 

Abbiamo registrato qua e là molta aspettativa
per la ripartenza del programma. L’avete colta anche voi, questa
sensazione?

Wow, no! Nel senso che sì, siamo molto contenti di
ricominciare, oramai volgiamo al quarto anno di lavoro… e allora
vi anticipiamo due grosse novità.

Una. Cambieremo il locale da cui andiamo in onda con Natural
Mystic Live. Per ora non abbiamo l’ufficialità ma ci
trasferiremo (sempre al martedi, una volta al mese) in quello che
è riconosciuto come il locale più storico e famoso
dei Murazzi! Lì continueremo a fare ciò che ci riesce
meglio, ovvero farvi scoprire, per primi, le più
elettrizzanti novità italiane e non di Reggae, Roots, Dub,
Soul e affini. Con concerti dal vivo e gratuiti!

Bunna è riuscito in questi anni a portarci i migliori:
la prima intervista radio alla ormai superstar Nina Zilli è
stata fatta su queste frequenze, abbiamo lanciato per primi Mellow
Mood, Mama Marjas, Anansi, Franziska, Lion D, Sun Sooley… tutti
artisti che hanno poi raggiunto palchi straordinari quali il
Rototom Sunsplash, il Sicula Reggae Festival e anche palchi
internazionali… anche Sanremo, pensate!

Due. Vogliamo fare una cosa molto anni ’80 – primi ’90 che
però, visto che la facevano tutti, ora non fa più
nessuno. Far fare le playlist a gli ascoltatori. Selezioneremo le
più azzeccate ed inviteremo chi ce le manda in studio. Anzi
iniziate subito!

Ovviamente, girando per concerti vi faremo avere anche i
reportage dal campo. Il primo sarà un collegamento dal
concerto di reunion dei Sublime a Londra che avverrà venerdi
8 ottobre e ve lo riproporremo nelle settimane a venire.

 

Avete una scaletta di massima di temi, ospiti e
puntate? O avanzate come un torrente in piena?

Gli ospiti si creano a seconda delle opprtunità, si ne
avremo come sempre. Le scalette le pensiamo durante le settimane, a
volte sono a tema come questa prima (Solo roba Foundation dal 1963
al 1969), a volte è un set di Bunna tra classici e
novità che commentiamo, a volte presentiamo un album (in
uscita Luciano e Buju Banton, da non perdere), altre volte ospiti.
Facciamo quello che sentiamo possa essere interessante, senza
cornici, inscatolamenti o paletti. A volte raccontiamo delle
storie!…

 

Breve backstage di questa prima puntata (da oggi
riascoltabile online in streaming)?

Gli abbracci con Giorgio Baù e i ragazzi del
Kubì studio. Stare in studio a chiaccherare oltre le
registrazioni. Le barzellete (straordinarie) di Bunna, gli amici
che vengono sempre a passare due ore con noi tra le pareti
insonorizzate… Natural mystic, insomma.

Ci descrivi, per il pubblico dei lettori, dei navigatori, i
luoghi in cui si svolgono le puntate?

Entrando nel piccolo cortile dove parcheggio lo scooter si
scendono delle ripide scale… il pavimento di linoleum beige
luccica delle calde luci a plafoniera. Si sentono sordi rumori di
band che provano nei due studi adiacenti al nostro, che è
diviso in due. La sala regia ha il mixer, gli strumenti necessari e
un comodo divano. Ci troviamo sempre qui. Accanto c’è la
sala di registrazione, senza vetro – e c’è una piccola
telecamera da cui Giorgio ci spia. E’ tutto beige, la luce soffusa,
i nostri laptop appoggiati a un leggio. Ci sentiamo a casa.

 

In un telefilm americano ho visto questa scena. Un
ragazzo carino al bancone del bar e due teenager che lo lumano. Poi
lui si volta, dà un pacca all’amico e gli dice “allora, nel
pomeriggio andiamo ad ascoltare reggae?” e le due teenager fanno
una smorfia, gli voltano le spalle e si dicono “bleah”. Che ne
pensate?

Che ha incontrato quelle sbagliate. Lo inviterei al Rototom
Sunsplash (o anche in studio da noi), potrebbe incontrare delle
ragazze che lo guardano negli occhi e gli dicono “Sì!
vogliamo essere le tue Dancehall queens”!

 

C’è un saluto in “natural mystichese” che
possiamo rivolgere online, di “buon ascolto”?

One Love!

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