Vista imperfetta? Prova a guarire con il Metodo Bates

Molti si lamentano della difficolt

Si tratta di un fraintendimento: non è il metodo che
è impossibile, è chi lo definisce tale che non lo ha
mai provato!

È prassi comune considerare la vista imperfetta come
qualcosa che non si può guarire, né curare, ma solo
“compensare” per mezzo di lenti. Questa affermazione viene
tramandata a noi da secoli di studi e di “sacre scritture”
oftalmologiche, accettate come vere.

Dobbiamo ricorrere ad un pizzico di eccentricità per
metterle in dubbio e dire che “se tutti affermano che è
impossibile forse è perché nessuno ci ha mai
provato”.

Una tale uniformità di opinioni sulla impossibilità
di curare il proprio difetto di refrazione mediante il “trattamento
senza occhiali” come descritto da W.H. Bates nel 1920, implica che
nessuno ci ha mai provato, perché se qualcuno ci avesse
effettivamente provato avremmo giudizi più articolati
rispetto alla sua “impossibilità”!

La verità è che nessuno ci ha mai provato a praticare
il “Metodo degli occhi normali” per la cura della vista imperfetta.
E siccome nessuno vuole mai confessare la propria ignoranza, allora
meglio aderire alle opinioni correnti, che sostengono che “è
impossibile”, “è molto difficile”, “nessuno mai ci riesce”.
Ecco perché questa favolosa tecnica di auto-trattamento non
trova grande riscontro: perché nessuno ne sa niente e
nessuno ha il coraggio di confessare la propria ignoranza!

Il messaggio che viene da Bates è invece molto semplice:
“vedere bene è facile, vedere male è molto difficile
e richiede sforzo continuo”. Egli scrive che in certi casi il
passaggio dalla vista imperfetta a quella perfetta avviene in pochi
minuti, in altri ci vogliono mesi di pratica continua e “tediosa”.
Ma è esperienza dei pochi che hanno provato ad applicare a
se stessi il trattamento il verificare che la guarigione avviene ed
è meravigliosa, riempie cioè i propri sensi di piena
meraviglia, senza nessuna difficoltà assoluta.

La persona intelligente, quando trova un unico assoluto giudizio
sulla impossibilità di compiere un qualsiasi percorso,
dovrebbe porsi il dubbio: “ma qualcuno ci ha mai provato
veramente?”. È questa una domanda filosofica che, a ben
guardare, è il vero, unico motore esistenziale che conduce
alla conquista di nuovi spazi di consapevolezza in tutti i campi
dell’evoluzione umana.

Rishi Giovanni Gatti

 

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