Punta Arenas: ultima città della Terra

Ubicata all’estremo sud del Cile, affacciata sulla riva settentrionale dello stretto di Magellano, Punta Arenas, in passato, era un porto importantissimo per le navi che circumnavigavano le Americhe.

Dalla terra del fuoco, oggi, partono le spedizioni per l’Antartide,
per il deserto dei ghiacci, meta di avventurieri e di scienziati e
per le visite al meraviglioso parco cileno Torres del Paine, che
dista da qui quattrocento chilometri.
Qui il sole, simbolo di vita, distributore inesauribile di energia
e calore rischia di diventare il nemico numero uno di esseri umani
e microrganismi marini che sono alla base della catena
alimentare.

Infatti gli abitanti di Punta Arenas, città all’estremo sud
del Cile, corrono il rischio di non potersi esporre al sole per
più di venti minuti, se si è “fortunati” e si ha la
pelle scura.
Chi invece è chiaro di carnagione non può farsi
baciare dal sole, se non per cinque minuti!

Ma l’allarme è davvero reale?
Esistono due differenti teorie per le quali la Noa, americana, e il
Wmo (Organizzazione metereologica mondiale) di Ginevra sono in
perfetto disaccordo.
La prima sostiene che la situazione non è molto differente
dai livelli degli anni scorsi, e che è già accaduto
che l’america meridionale si trovasse proprio nella direzione del
buco, colpendo esattamente Punta Arenas e Ushuaia in Argentina.
La situazione però, sostengono i tecnici americani, non si
è mai prolungata oltre i due giorni.
Il Wmo invece replica che il buco nell’Antartide, delle dimensioni
di 11.4 milioni di miglia quadrate, pari a tre volte gli Stati
Uniti, sta crescendo a dismisura, rischiando seriamente di superare
le soglie fino ad ora accertate.
Secondo i metereologi svizzeri le 12 stazioni di monitoraggio
posizionate intorno all’ Antartide indicano un aumento pari al 70%
in più rispetto agli anni passati.

Eccessivo pessimismo o differenti punta di vista tecnici e
scientifici?
I dati che contano sono quelli che ci segnalano le condizioni di
vita dei 120 mila residenti a Punta Arenas. Prima di tutto la scala
dei pericoli, con la quale devono convivere.
Così se non ci sono pericoli gravi, il “segnale verde” dato
dalla televisione dà libero movimento. Nei giorni di
“allarme arancione”, il sole potrebbe provocare scottature gravi in
circa sette minuti. In “allarme rosso”, invece, in meno di
cinque.
Negli ultimi due casi chi volesse uscire deve farlo indossando
cappelli, occhiali ed un abbigliamento che non scoprano troppo il
resto del corpo. Naturalmente le creme solari protettive sono
obbligatorie ed ad altissima difesa.
Avendo un’economia basata sulla pesca e la pastorizia è
facile immaginare che è praticamente impossibile non esporsi
ai raggi ultravioletti.

Il danno che il buco dell’ozono provoca sugli esseri umani e ben
noto: cancro della pelle.

Ad oggi la zona è circoscritta all’America Meridionale, ma
se non si troveranno soluzioni che impediscano la continua
diminuzione dello strato d’ ozono che avvolge la terra, anche altre
porzioni di territori quali l’Europa settentrionale, il Canada e la
Russia, si troveranno ad affrontare le stesse problematiche.

Interessi economici e politici fanno in modo che i paesi sviluppati
ignorino la gravità della situazione.
George Bush, il neopresidente degli Stati Uniti, già qualche
tempo prima di essere eletto aveva affermato che il trattato di
Kyoto, dove vengono descritti metodi da applicare per risolvere
questo serissimo problema, penalizza in maniera eccessiva
l’economia americana.

Se il modello americano continuerà ad essere un “modello di
vita” anche per gli altri Paesi il destino del nostro pianeta
è pressoché segnato.

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