Quale ambiente per il futuro?

Lo stato di salute dell’ambiente in cui viviamo sembra essere un problema esclusivamente per gli ambientalisti più incalliti. Il mondo politico si mostra poco attento alle scelte ambientali.

Questo è quanto rivela un recente studio sulla
sostenibilità ambientale condotto in America in occasione
dell’ultimo Forum Economico Mondiale. E l’Italia risulta solo
86esima, su 142 paesi monitorati.

Lo Yale Center for Environmental Law and Policy e il centro
dell’International Earth Science Information Network
dell’Università della Colombia, hanno recentemente condotto
uno studio per misurare la qualità dell’ambiente in cui
viviamo e ipotizzare cosa lasceremo alle generazioni future.

Su centoquarantadue paesi la Finlandia è risultata essere la
più attenta allo stato di salute generale e l’Italia
è solo all’ottantaseiesimo posto. In assoluto la fotografia
che ne scaturisce è quella di un mondo politico poco attento
alle scelte ambientali, nessun paese sta seguendo un vero percorso
sostenibile, nessuna nazione analizzata offre prestazioni
sufficienti per la salvaguardia dell’ambiente. Nei paesi dove
è maggiore la corruzione politica, minore è
l’attenzione per l’ambiente e per questo non sono necessariamente i
paesi più ricchi a dimostrare maggiore sensibilità
verso queste tematiche.

Fra le variabili esaminate, sessantotto in tutto, si è
tenuto conto, fra l’altro, di cosa si sta facendo per
l’inquinamento atmosferico e idrico, quale tutela si sta applicando
per il suolo e quale sensibilità dimostrano i vari governi
rispetto al cambiamento globale del clima.
Solo alcuni paesi considerano la questione ambientale un problema
serio, ma nella maggior parte dei casi, sono esclusivamente le
associazioni ambientaliste a preoccuparsi seriamente del
problema.

Analizzare la situazione si è rivelato un lavoro piuttosto
complesso, in molti casi, infatti, i paesi considerati non si
comportano in maniera univoca.
Prendiamo ad esempio l’Italia.
Se da una parte si sono fatti considerevoli passi avanti per
un’agricoltura più pulita, per la diffusione delle aree
protette, che oggi sono il 10% del territorio nazionale, dall’altra
le emissioni del gas serra sono aumentate del 12%, malgrado la
ratifica del protocollo di Kyoto. Ma il problema che ha
maggiormente influito negativamente è quello delle risorse
idriche. In Italia il 15% della popolazione non gode di un adeguato
accesso all’acqua. L’acqua viene “persa” strada facendo: in Puglia
si parla del 54% della risorsa idrica, in Basilicata e nel
napoletano del 50%, a Campobasso si supera il 60% mentre in alcune
aree dell’Abruzzo si arriva al 75%.

Il direttore del centro di Yale ha dichiarato che lo studio deve
essere un monito per i paesi a diventare più rigorosi nelle
scelte riguardanti l’ambiente, perché l’immagine che ne
deriva non è per niente confortante.

Elisabetta Pajè

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