Garanzia di natura protetta

anche l’istituzione di un Parco in Italia non è certo garanzia di natura protetta per sempre. Ne sanno qualcosa al Parco Nazionale d’Abruzzo

Le varie spinte verso la cosiddetta devolution rischiano di
colpire, in modo imprevedibile, anche il sistema delle aree
protette italiane, con effetti probabilmente differenti a seconda
se si tratti di parchi nazionali o regionali. Nel 2003, se non ci
saranno ulteriori intoppi, si raggiungerà un importante
traguardo positivo: l’istituzione di altri due parchi nazionali.
Infatti, le recenti decisioni prese da Basilicata e Puglia per le
perimetrazioni del Parco Nazionale della Val d’Agri e di quello
dell’Alta Murgia, attiveranno i relativi Enti di gestione che, con
quelli dell’Appennino Tosco-Emiliano e della Sila (istituiti nel
2002), porteranno il numero dei parchi nazionali a ventitré.
A quel punto mancherà all’appello solo il Parco sardo del
Gennargentu, sempre più “perso nella nebbia”.

Eppure anche l’istituzione di un Parco in Italia non è certo
garanzia di natura protetta per sempre. Ne sanno qualcosa al Parco
Nazionale d’Abruzzo che, dopo le furiose polemiche sui suoi organi
dirigenti rischia addirittura di essere ridotto, proprio come
è successo nel 2001 al Parco Regionale di Portofino, passato
da 4.600 a 1.000 ettari e tornato così ai confini del
1935.
Il rischio maggiore oggi si chiama “riclassificazione”, ovvero
l’attribuzione alle aree protette di nuove denominazioni, che di
fatto allentano i vincoli di tutela e consentono l’attuazione di
piani d’area spesso contrari agli scopi originali del Parco (si
pensi a quello per l’ampliamento dell’aeroporto internazionale di
Malpensa, in pieno Parco del Ticino). Un fenomeno che sta
già producendo danni soprattutto tra i parchi regionali, a
cominciare da quelli di Lombardia e Lazio, mentre nell’ultimo anno
solo Campania e Marche hanno istituito nuove aree protette.

Il 2003 si sta caratterizzando come l’anno della “situazione
acquisita”, dopo la lunga e convulsa fase di “salvare il
salvabile”. L’Italia ha ormai a regime tutti gli strumenti
necessari per la gestione di una porzione importante di territorio
(oltre il 10%) e non avrà più alibi: dovrà
infine decidere cosa farne. I parchi sicuramente rimarranno e
continueranno ad esser frequentati da milioni di visitatori (oltre
20 all’anno!), ma resta comunque alto il rischio di uno
“svuotamento” del vero significato per cui essi sono nati, con una
certa tendenza da parte degli stessi governi regionali a
considerarli più per il turismo eno-gastronomico che non per
la tutela dei valori ambientali.

Armando Gariboldi
naturalista

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