Quando i traffici dettano legge

L’Italia insiste che il traffico di rifiuti non sia considerato problema ambientale, bloccando così in sede europea un nuovo regolamento comunitario sull’import-export di rifiuti.

24 sì e un unico no pronunciato dal Ministero
dell’Ambiente italiano: questo è quanto avvenuto l’altro
giorno quando si trattava di sottoscrivere un accordo che
riguardava il trasporto internazionale dei rifiuti. 24 ministri
erano pronti a firmare un accordo, richiesto dalle associazioni
ambientaliste e dal Parlamento europeo, il quale doveva garantire
una maggiore protezione dell’ambiente durante la movimentazione
internazionale dei rifiuti.

L’Italia, unico paese dell’Unione europea, insiste che i traffici
di rifiuti vengano considerati come attività afferente alle
regole del commercio, non mescolate con problemi ambientali. Dal
momento che in questo tipo di accordo è richiesta
l’unanimità degli Stati Membri la posizione italiana
impedisce di adottare misure che garantiscono una migliore
protezione dell’ambiente.

Secondo Roberto Ferrigno, responsabile delle campagne di Greenpeace
in Italia, questa posizione ha una spiegazione, perchè
proprio in questi tempi “Governo, Regioni e cosiddetti imprenditori
stanno cercando di esportare i nostri rifiuti in Albania”. Un mese
fa è stato firmato un accordo secondo il quale l’Italia dona
400’000 Euro all’Albania per ingrandire e rendere più sicura
una discarica vicino a Tirana. Inoltre un prestito di 6 milioni di
Euro a tasso agevolato permetterà a un imprenditore italiano
di costruire, con il permesso del governo albanese, un
termovalorizzatore vicino a Durazzo, della portata di 1000tn al
giorno. In un accordo, della durata di 25 anni, è stato
fissato che poco meno della metà dei rifiuti che vi verranno
bruciati arriveranno dall’Italia.

Risulta evidente che con questi progetti in cantiere ogni legge che
“intralcia” la libera circolazione di materiale non è che un
fastidio per chi è operativo.


Rita Imwinkelried

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