Quando l’ansia diventa una malattia

Possiamo paragonare l’ansia all’allarme che scatta quando si presenta una minaccia. Tuttavia, quando diventa troppo sensibile si trasforma in un ostacolo

Cosa è l’ansia

Possiamo paragonare l’ansia all’allarme di una casa che scatta nel momento in cui si presenta una possibile minaccia alla sicurezza. Grazie a questo “sistema di protezione”, i nostri antenati hanno salvaguardato la specie umana dagli attacchi di belve, predatori e catastrofi atmosferiche che hanno messo a dura prova la possibilità di essere ancora qui a parlarne. Si tratta quindi di un meccanismo di adattamento essenziale sia per il singolo sia per la specie. Senza quest’emozione sarebbe impossibile affrontare situazioni nuove o che richiedono, in ogni caso, livelli elevati di attenzione e concentrazione. Tuttavia, quando questo “allarme interno” diventa troppo sensibile, anziché aiutarci ad attivare le nostre risorse, si trasforma in un ostacolo alla vita stessa.

Nel mondo occidentale, l’ansia patologica ha ormai un’altissima frequenza e, al di là delle possibili distinzioni diagnostiche, chi “soffre d’ansia” deve fare i conti con un profondo stato di tensione ed apprensione che si possono articolare in modi diversi sulla base delle caratteristiche individuali e situazionali.

Quali sono i sintomi dell’ansia

Tra le tante manifestazioni dell’ansia, possiamo trovare la difficoltà di concentrazione, l’insonnia, il mal di testa, il senso di soffocamento, la tachicardia, la nausea, la cattiva digestione e così via. C’è chi prova costantemente apprensione per se stesso, i parenti e gli amici; chi si trova a fronteggiare momenti di intensa paura come se stesse per morire; chi non riesce a tollerare oggetti o situazioni come gli aerei, gli spazi chiusi, le situazioni sociali, alcune specie di animali…; chi rivive continuamente eventi traumatici – come un grave incidente d’auto – e si comporta come se si dovesse ripresentare e, infine, chi si trova quotidianamente a ripetere gesti o pensieri per sedare l’ansia pur sapendo che il rituale messo in atto servirà a placare la paura solo per pochi minuti, trascorsi i quali, sarà necessario riprendere la sequenza.

Sembra ormai certo che non esista un’età immune dall’ansia. Durante l’infanzia, un tempo ritenuta un’età felice, si è esposti, ad esempio, all’ansia da distacco materno, nell’età adulta all’ansia legata al successo sociale e, nella vecchiaia, l’avvicinarsi della fine si carica spesso di dubbi.

I disturbi d’ansia sono, quindi, un rischio costante dell’esistenza e diffusi molto più di quanto si sia portati a credere. L’ansia può rappresentare, pertanto, il motore ma anche il limite della nostra esistenza e, in questo secondo caso, richiede un’attenzione e una cura specifiche.

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