Quando la differenza d’età è minima

diverse famiglie cerchino di recuperare il tempo perduto mettendo al mondo i figli con un intervallo temporale di un anno o due confidando nel fatto che così “crescono insieme e si vogliono bene”.

Vi sono alcune situazioni particolari ,dovute anche al cambiamento
nella struttura odierna della famiglia, che meritano però
qualche riflessione.
Accade sempre più spesso che a causa dello spostamento in
avanti dell’età per procreare, diverse famiglie cerchino di
recuperare il tempo perduto mettendo al mondo i figli con un
intervallo temporale di un anno o due confidando nel fatto che
così “crescono insieme e si vogliono bene”e che sia
più facile l’organizzazione logistica della famiglia e del
lavoro.

Questo può essere vero solo in parte. Queste situazioni
richiedono un forte impegno psicologico per la madre perché
se sul piano della gestione del lavoro e del menage familiare
può trovarsi facilitata è anche vero che le due
nascite ravvicinate fanno sì che lei si trovi impegnata a
fronteggiare bisogni diversi che non possono ancora essere
esplicitati a parole (quando i bambini sono entrambi piccoli ovvero
con una differenza di un anno o poco più).

Dal punto di vista dei bambini l’essere impegnata con entrambi
può dar luogo ad una situazione dove per uno dei due figli
non viene soddisfatto pienamente il bisogno di essere accudito,
almeno nel primo anno di vita con un rapporto esclusivo; il
primogenito essendo ancora piccolo mostra bisogni simili a quelli
del secondogenito e non ha ancora strutturato comportamenti e
difese sufficienti per assimilare positivamente l’esperienza della
condivisione dell’oggetto d’amore. Questa situazione può
quindi trasformarsi in una condizione difficile per tutti.

In questo caso potrebbero allora manifestarsi sintomi come per
esempio regressione a precedenti fasi di sviluppo; questo avviene
perché il piccolo non è ancora in grado di
mentalizzare il disagio come può fare un bambino di quattro
anni che padroneggia il linguaggio ed ha una maggiore competenza
nell’esprimere i propri sentimenti.

Flavia Facco
Psicologa Psicoterapeuta

 

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