Quando la natura risveglia l’anima

Molta della mancanza di senso e del “mal d’anima” che affligge il civile mondo occidentale è dovuto a una perdita di connessione con la Vita stessa.

“Se la Terra avesse un diametro di poco più di un
metro
e galleggiasse a poca distanza dal suolo sopra
un campo qualsiasi,
la gente verrebbe da tutto il mondo per ammirare le sue grandi e
piccole piscine d’acqua
e le zolle di terra emergenti dalle acque.
La gente si stupirebbe del sottilissimo strato di gas attorno alla
palla
e delle minuscole particelle d’acqua in sospensione nel gas;
si meraviglierebbe di tutte le creature sulla superficie e nelle
acque.
E la palla sarebbe considerata preziosa perché unica
e verrebbe protetta perché non si rovini.
Sarebbe la più grande meraviglia conosciuta, fonte di
ispirazione, saggezza e bellezza.
La gente l’amerebbe e la difenderebbe con la propria vita,
sentendo che non avrebbe più significato senza la sua
esistenza.
Se la Terra fosse grande solo poco più di un metro…
“.

E’ la riflessione poetica di un ecopsicologo
neozelandese, Olaf Skarsholt, che offre un punto di vista inusuale
per risvegliare nei confronti del nostro pianeta sentimenti ed
emozioni che sono di sicuro potenzialmente presenti in noi, ma che
abbiamo perso l’abitudine di rivolgere al pianeta su cui viviamo.
Sentimenti ed emozioni che ci ricollegano alle nostre radici
più profonde, al mondo e alla vita di cui facciamo parte: la
meraviglia, il rispetto, il senso di condivisione, l’anelito verso
l’assoluto.

Molta della solitudine, della mancanza di senso e del “mal d’anima
che così spesso affligge il civile mondo occidentale
è dovuto a una perdita di connessione con l’origine stessa
della Vita e all’incapacità di porsi le domande fondamentali
che stanno alla base della nostra stessa esistenza e che terrebbero
più viva la nostra attenzione ai legami che abbiamo col
mondo che ci circonda: “chi sono io?”, “da dove vengo?”, “dove
vado?”.
Oggi c’è un problema di alienazione dalla dimensione
spirituale
ed è strettamente connesso
all’alienazione dalle proprie emozioni e, non a caso, anche dalla
natura: quando si consolida un bozzolo attorno a quello che
consideriamo il nostro piccolo importantissimo “io”, perdiamo la
capacità di vedere e di sentire quello che c’è
oltre.

E’ proprio questo il problema, una barriera che viene a crearsi tra
il nostro “io” e la nostra natura più autentica che si
esprime anche attraverso le emozioni, l’aspetto più vitale,
e dinamico del nostro essere. Negando le emozioni, neghiamo quanto
è spontaneo e naturale in noi e, di riflesso, quanto
è naturale e spontaneo attorno a noi, e quindi l’ambiente
naturale, la natura selvatica, tutto il mondo non “civilizzato”.
Negando l’origine della vita materiale – non a caso si parla di
“Madre Terra” – ci chiudiamo alla percezione del principio
spirituale sottostante alla creazione, ci chiudiamo a ogni altra
dimensione che esuli da quella egoica. Non c’è da stupirsi
se poi dilagano depressione e senso di vuoto!

Per rompere questo isolamento, rientrare nel cerchio della vita e
ricollegarsi alla totalità del proprio essere bisogna prima
di tutto affinare le proprie capacità di
ascolto
, per cogliere la presenza e la voce del
proprio sentire e del sentire altrui. Dopo, bisogna sviluppare
l’attenzione e il rispetto per tutto ciò che è vivo:
a partire dalla proprie emozioni, sino ad includere gli altri
esseri umani, ogni altro essere vivente, la natura nel suo insieme.
Quando l’apertura diventa tale da accogliere il proprio mondo
interno e quello esterno, la vita si rivela ai suoi livelli
più alti e il singolo individuo può riconoscersi parte di un
disegno
molto più vasto e non si sentirà
mai più solo, ma saprà di essere in connessione
profonda con tutto ciò che è.

Marcella
Danon

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