Rapporto IPCC: e adesso, che si fa?

Un testo di oltre 1.400 pagine, delegati provenienti da pi

Il documento, osteggiato fin dall’inizio dei lavori da USA, Cina
e Arabia Saudita, cioè i maggiori
produttori di gas serra
del pianeta, chiarifica e
amplia gli stessi punti già espressi in febbraio nella
capitale francese. Che saranno poi ripresi, tra un mese e mezzo, in
una nuova sessione ONU a Bangkok per perfezionare le politiche in
merito.

Secondo la
previsione dell’IPCC
(organismo ONU che ha il compito
di monitorare i cambiamenti climatici), è probabile che la
temperatura del pianeta si innalzerà, in un secolo, di 2-2,5
gradi centigradi.

Il
riscaldamento globale
provocherà, dunque,
problemi legati alla perdita di biodiversità, alla
desertificazione, all’innalzamento del livello dei mari e alla
carenza di acqua potabile.

I climatologi prevedono, ad esempio, entro il 2050, l’estinzione
del 20-30% delle specie vegetali e animali del pianeta,
lo scioglimento dei ghiacciai
alpini e himalayani,
città (come Venezia) o interi stati (come l’Olanda) sommersi
dal mare, ma anche siccità e incendi che colpiranno le aree
mediterranee.
E l’aumento, in generale, di eventi climatici catastrofici.

Dunque, che fare? Rassegnarsi?
No. La sessione di Bruxelles ha evidenziato come siano necessarie,
subito, delle politiche concrete, legate alle strategie di
“adattamento” e “mitigazione” dei cambiamenti climatici,
che superino il Protocollo di Kyoto
.

L’Unione Europea (che secondo l’economista Jeremy Rifkin
avrà un ruolo chiave nel cambiamento di rotta dei Paesi
più industrializzati), ad esempio, sotto la guida del
cancelliere tedesco
Angela Merkel
, si è posta l’importante
obiettivo di raggiungere un accordo internazionale sul taglio del
30% delle emissioni inquinanti entro il 2020.

Per limitare i danni è anche necessario finanziare le
innovazioni, la
tecnologia
,
l’efficienza energetica
. E impegnarsi nel connubio tra
ecologia, economia e politica, soprattutto a scala locale.
Come afferma il Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, in
un’intervista comparsa oggi sul Corriere della Sera, in cui ricorda
che le scelte ecologiche possono produrre ricchezza e posti di
lavoro senza danneggiare l’ambiente.

Tra gli esempi, un’industria chimica che si è
riconvertita e ora crea prodotti in fibra vegetale, e un’azienda
privata di Perugia che ha assunto 500 installatori di pannelli
fotovoltaici.

A dire che l’ambiente non può e non deve essere
considerato come un’esternalità negativa.

Chiara
Boracchi

IN BREVE…
Danni causati dall’innalzamento di 2,5 gradi centigradi della
temperatura globale:

  • Zone più colpite: Africa Sub-sahariana, i poli, le
    piccole isole, i delta dei grandi fiumi;
  • Gli ecosistemi a rischio: tundra, foreste boreali, barriere
    coralline, mangrovie, gli ecosistemi mediterranei;
  • Aumento delle aree colpite da siccità;
  • Aumento dei fenomeni di tipo catastrofico, come inondazioni e
    cicloni;
  • Estinzione del 20-30% delle specie vegetali e animali presenti
    sul pianeta;
  • Molti paesi costieri saranno “rimodellati” a causa
    dell’erosione delle coste e dall’innalzamento dei mari;
  • Diminuzione della produttività agricola a basse
    latitudini;
  • Fame, malnutrizione ed emergenze sanitarie colpirebbero i Paesi
    più poveri.

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